I quarantanove racconti

I quarantanove racconti
La breve vita felice di Francis Macomber, alle prese con una difficile battuta di caccia in Africa; Madrid, i toreri e la fine dell’inconsapevole Paco; il Kilimangiaro e i dolori di Harry e Helen; l’incontro, durante la guerra di Spagna, con il vecchio che badava alle bestie; Jim Gilmore, l’uomo che dal Canada giunse a Hortons Bay, nel Michigan; le vicende di Nick Adams; i viaggi in Italia di un rivoluzionario; il signor Elliot e la signora Elliot;  il ritrovamento di un gatto durante un temporale; i ricordi di Joe e di suo padre; il torero Manuel García; un freddo autunno a Milano, e la guerra; le colline della valle dell’Ebro, come elefanti bianchi; un viaggio a La Spezia; Jack Brennan, pugile giunto a fine carriera, si prepara all’ultimo incontro contro un pugile più giovane, e scommette cinquanta bigliettoni contro se stesso; i discorsi di William Campbell e il suo lenzuolo; il dialogo nel Venerdì Santo dei tre soldati che uccisero Gesù; la storia di un torero intubato e in fin di vita; il senso dell’esistenza di un vecchio, cioè un posto illuminato dove poter sorseggiare un mojito; l’amore per la Patria e il vino che la rievoca; una battuta di caccia di Nick Adams e il padre…
Era il lontano 1938 quando I quarantanove racconti vennero pubblicati insieme alla commedia La quinta colonna, tre atti scritti nel 1937 a Madrid che non ebbero il successo auspicato, a tal punto che Ernest Hemingway decise di non cimentarsi mai più nel teatro. Lo scrittore iniziò a comporre i racconti nel 1921 con Su nel Michigan, scritto a Parigi, mentre l’ultimo della serie in ordine cronologico è Vecchio al ponte, telegrafato da Barcellona nell’aprile del 1938. I temi affrontati nei racconti sono quelli tradizionalmente cari ad Hemingway: la guerra, l’amicizia, lo sport, il pugilato, la caccia, le sbronze, la corrida, la Spagna, l’Africa, le riflessioni sulla vita e la morte. Temi che sono stati il fulcro dell’opera letteraria dello scrittore, piccoli focolai esplosi nelle opere successive, il cui centro rimane sempre la guerra – evento che Hemingway ha vissuto in prima persona (fu ferito a Fossalta del Piave durante la Prima Guerra Mondiale) – e racconta con il suo inconfondibile stile sintetico, paratattico, contraddistinto dall’uso parsimonioso degli aggettivi e cesellato da un costante lavoro di labor limae, aderente alla realtà. I dialoghi, infatti, appaiono come uno specchio del vissuto, registrazioni dell’esistenza quotidiana, crude esperienze raccontate con l’occhio di chi ha vissuto, violenza allo stato puro, soprattutto quando si parla di caccia o di vicende belliche. E nel farlo Ernest Hemingway non ha bisogno di artifici letterari e retorici, perché i suoi racconti sono pura narrazione, genuina descrizione e, come dice egli stesso, “in questo libro ci sono racconti di ogni genere, spero che ne troverete qualcuno che vi piace”.

 

 

 

 
 
 
 
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