I quattordici mesi

I quattordici mesi
Aveva solo 24 anni Enzo Biagi nel 1944, quando la Storia mise lui e tutta la sua generazione di fronte ad una scelta urgente e drammatica, ovvero l’adesione alla Repubblica Sociale Italiana o al movimento partigiano. Lui, Biagi, nato in una famiglia in cui non c’era mai stata la vocazione per la politica, decise che era giunto il momento di schierarsi e lo fece lasciando la sua Pianaccio (“Per me Pianaccio è l’inizio e la fine della favola della mia vita”) per unirsi alla Brigata Giustizia e Libertà sull’Appennino tosco - emiliano. Iniziarono così quei 14 lunghi mesi che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita, “con l’orgoglio di chi si sente di essere stato dalla parte giusta”. Biagi è per sua stessa ammissione un “combattente anomalo”, in quanto non usa mai le armi ma continua, anche in quel frangente, a fare il suo mestiere, ovvero quello del cronista, raccontando le gesta della Brigata attraverso il giornale partigiano “Patrioti”. Un foglio intriso di idee e speranze, sulle cui pagine andavano in scena le vite dei partigiani, tra cui il capitano Pietro Pandiani, “un comandante straordinario ma anche un esempio di rigore, di pulizia, di modestia”, che seppe essere sempre estremamente protettivo nei confronti dei suoi ragazzi. Biagi racconta l’Italia del cambiamento, della presa di coscienza e dà conto del desiderio di pensare a come sarà il domani, senza più ripiegarsi sul presente o peggio sul passato, E se da un lato riconosce che quel ragazzo che allora andava sulle montagne ormai non esiste più, dall’altro ammette di provare fastidio vedendo l’indifferenza di fronte alla Resistenza, un capitolo che per lui va ricordato non tanto vivendo di celebrazioni, quanto piuttosto riconoscendo che fa parte della biografia di molti e che rappresenta incontestabilmente l’inizio della Repubblica...
Nato dalla precisa volontà delle figlie Bice e Carla di fare memoria di quello che il loro padre ricordava come “il periodo più bello della mia vita”, I quattordici mesi è una ricca antologia che raccoglie una serie di testi memorabili. La scrittura è la stessa, corposa e densa di riferimenti, di opere quali Un giorno ancora e Odore di cipria, ma il trasporto è se possibile ancora maggiore perché questa volta possiamo leggere un Biagi che racconta solo ed unicamente di quel momento della sua vita dal quale tutto è in qualche modo partito. La Storia si mescola alla storia personale del grande giornalista, fino a dar vita alla sua opera forse più intima, che scandaglia i moti del suo animo di ventenne ma anche le ragioni delle scelte successive, fino a toccare il rapporto con i nipoti, in particolare con quella nipotina ebrea, Rachele, protagonista di un sogno ricorrente in cui il nonno torna sui luoghi di quegli anni dolorosi, raccontandole, semplicemente, che lì c’è tutta la sua vita.

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