I ragazzi di Charleston

I ragazzi di Charleston
C'è una foto incorniciata in cui soggetti avevano, e hanno ancora a vent'anni dallo scatto, "l'aria di non poter morire": Starla, Trevor, Sheba, Niles, Fraser, Ike, Betty, Molly, Chad e Leo, catturati  in un'eterna giovinezza ad un ballo della scuola. Una foto che segna e divide le loro esistenze, rendendole simili ai due fiumi della città che li ha visti crescere, o arrivare, l'Ashley e il Cooper: da una parte l'infanzia e l'adolescenza, dall'altra la maturità, fatta di ritorni e segreti rimossi. Loro sono "i ragazzi di Charleston", South Carolina, con un bagaglio già carico di dolore prima ancora di conoscere la vita: Leo, charlestoniano doc, con un fratello suicida e una condanna per spaccio di droga; Starla e Niles, fratelli dalle radici perse tra sentieri di montagna, orfani come Betty; Trevor e Sheba, affascinanti gemelli sempre in fuga da un padre psicopatico. Il caso li farà incontrare nel deserto delle rispettive, solitarie paure, un destino benevolo farà germogliare un'amicizia senza tempo, capace di affrontare drammi come tempeste, lacrime, addi, riconciliazioni. Un legame unico che li porterà ad essere ancora una volta, da adulti, i "ragazzi di Charleston", alla ricerca di Trevor, malato e scomparso nei meandri di San Francisco: da lì, molte cose riprenderanno ad essere, altre inizieranno o troveranno il compimento, quasi non fosse passato un giorno. E si scioglieranno, per sempre, nodi e abbracci di un sentimento destinato a rimanere inciso nelle strade e nei tramonti di Charleston...
Pat Conroy, di professione autore di bestseller, ha impiegato quindici anni per portare a termine I ragazzi di Charleston, e trovandosi davanti le settecento pagine del romanzo se ne capisce il motivo: Conroy infatti ha scritto e diretto l'opera perfetta dedicata al più forte dei sentimenti, l'amicizia. Attorno al quale, poi, muove altri fili: odio, pietà, crudeltà, passione e l'amore mai deluso per Charleston, "una città discreta, raffinata e intollerante alle ostentanzioni". I ragazzi di Charleston è un teatro, nel quale si recita una storia che forse solo un autore americano avrebbe potuto creare in questo modo, un po' Stand by me un po' On the road, per restituire tutta l'epica di un racconto imponente e sentimentale, a tratti eccessivamente zuccheroso, dove la commozione è sempre dietro l'angolo. Conroy fa muovere sulla scena molti personaggi, cucendo per ognuno di essi un abito diverso fatto di esperienze, sogni, speranze: li fa interagire, li fa vivere nelle parole e nelle azioni, nelle gravose responsabilità della maturità e nelle turbolenze dell'adolescenza, volgendosi al passato o tenendo i piedi ben fermi nel presente, senza smarrire la strada, senza dimenticare qualcuno, mai stonando, in una narrazione fluida e corposa. Una commedia agrodolce dove ogni elemento è al suo posto, in cui rifugiarsi dopo giornate pesanti di lavoro e traffico, trovando la placida sicurezza di una scrittura morbida, scevra da complicazioni, capace di tranquillizzare una mente ingombra di pensieri. Il romanzo, velato di malinconia, di struggente dolcezza per le cose perse o mai avute, descrive la vita che ciascuno vorrebbe poter tenere per sé: quella in cui, nonostante il dolore e le morti, la gelosia e le ripicche, ci saranno sempre loro, gli amici, a farci sentire parte di un tutto indefinibile, protetti, cullati e sostenuti in quel viaggio senza guida che è la vita. Pagine che forse non faranno la differenza in un'affollata libreria, ma che si faranno amare per la laboriosa, ricca,  costruita e azzeccata semplicità della storia: pagine romantiche pronte a colpire al cuore, dalla frase giusta al momento giusto, con riflessi di magia a rendere ogni cosa misteriosa e, per questo, indimenticabile.

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