I ribelli della montagna

I ribelli della montagna

Venticinque anni addietro in Val di Susa nasceva un movimento popolare che col tempo abbiamo imparato a conoscere come Movimento No Tav. Una realtà che ha radici politiche ben definite, ma che negli anni una pesante opera di disinformazione ed una altrettanto massiccia opera di destrutturazione politica da parte dei vari governi che si sono avvicendati al potere hanno derubricato a mera questione di ordine pubblico. Ne viene fuori che una lotta permanente e di massa in difesa del proprio territorio - nello specifico, contro la costruzione del percorso destinato ai treni ad alta velocità per il collegamento ferroviario tra l’Italia e la Francia - sia stata trattata come una strana anomalia da imbavagliare in ogni modo (condannando scrittori che esercitano il sacrosanto diritto alla libertà di espressione, per esempio); come uno spettro di para-terrorismo che attenti all’ordine costituito del Paese; come una pericolosa realtà eversiva direttamente mutuata dagli anni di piombo se non fosse che alle manifestazioni non circolano p38, ma madri armate di passeggini. La storia del movimento No Tav, però, è diversa: è un segno di rottura rispetto a vecchi schemi precostituiti di subalternità che opprime la partecipazione popolare ai processi decisionali che riguardano direttamente i cittadini. Ben altro rispetto a ciò che si racconta in tv e sui giornali, dei fumogeni, dei sabotaggi ai cantieri, di pericolosi insurrezionalisti reazionari e fomentatori di odio...

Le vicende legate al movimento No Tav ed alla sua lotta per la tutela del territorio ed il diritto alla partecipazione attiva dei cittadini sui processi decisionali che riguardano le loro valli sono quasi all’ordine del giorno sui vari canali di informazione. Ma, come spesso accade, non sempre la realtà è come ci viene raccontata perché, si sa, in un Paese pieno di problemi fa sempre comodo trovare due o tre mostri da sbattere in prima pagina per creare dei diversivi che distraggano da ciclopiche porcate, scandali, manovre inique. Adriano Chiarelli prova a costruire la storia di quello che negli ultimi anni è diventato uno dei mostri per eccellenza, quel tanto vituperato manipolo di “montanari” che così strenuamente si oppone - così ci raccontano in tv - ad un’opera tanto necessaria ed importate per il progresso la crescita. In questo saggio si vanno ad esplorare le motivazioni che da sempre animano il movimento; se ne ricostruiscono le tappe evolutive; si dà voce ai protagonisti; si racconta cosa ci sia dietro questo enorme affare dell’alta velocità. Un lavoro di parte, senza ombra di dubbio, ma che certamente serve per controbilanciare, quantomeno, la vasta, vastissima cattiva informazione che ruota intorno a questa faccenda, intorno a questa massa popolare che si infoltisce sempre più e che ha a cuore la terra in cui vive e, possibilmente, il futuro dei suoi figli.



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