I segreti di Heap House

Forlichingham Park, Londra. Novembre 1875. Clod Iremonger, come tutti nella vasta villa di Heap House, è alla ricerca della maniglia di ottone della zia Rosamud. Nessun Iremonger può stare per troppo tempo lontano dal suo oggetto natale, l’oggetto che viene affidato dal capofamiglia al momento della nascita e da cui nessun Iremonger si può separare. A meno che non voglia subirne le nefaste conseguenze. Certo, era già successo che qualcuno di loro perdesse, o pensasse di aver perso, il suo oggetto natale. Come quella volta in cui il prozio Pitter pensava di aver perso la sua spilla da balia. Invece quella dispettosa era finita sul doppio fondo di una giacca. Ed era stato proprio Clod a ritrovarla. Quasi tutti i suoi parenti ignoravano come avesse fatto quel ragazzino malaticcio e con la testa troppo grande a ritrovare la spilla. Non molti erano a conoscenza del fatto che Clod aveva l’innata capacità, sin dalla nascita, di sentire le voci di tutti gli oggetti natali all’interno della casa. E fra quei pochi che lo sapevano, ancor meno erano quelli che ci credevano. Ma in realtà Clod sentiva davvero tutti gli oggetti sussurrare qualcosa. Dei nomi. Ogni oggetto pronunciava un nome differente, così lui sapeva sempre quale membro della sua vasta famiglia stesse per varcare la soglia perché ciascuno di loro era annunciato dal sussurro del suo oggetto natale. Il tappo da vasca che aveva ricevuto Clod il giorno della sua nascita, per esempio, si chiamava James Henry Hayward, e lo teneva sempre nascosto nel taschino del gilet…

I segreti di Heap House è il primo volume della Trilogia degli Iremonger, scritta e illustrata dall’autore britannico Edward Carey. Ambientato nei sobborghi della Londra di epoca vittoriana, stupisce per il sapiente mix di dettagli storici, come le condizioni di vita disagiate dei proletari e dei bambini, e ispirazioni urban fantasy e gotiche, che rendono la saga intrigante a tutte le età, non solo per il target young adults cui principalmente si rivolge. Inquadrare I segreti di Heap House in un unico genere è dunque operazione assai complessa, e forse anche inutile. Al lettore incuriosito dall’incipit basti sapere che la Famiglia Iremonger da generazioni si occupa di tenere a bada i così detti “cumuli”, la spazzatura di Londra. Heap House, la grande e decadente villa in cui vivono, è in realtà un luogo misterioso, denso di oggetti e di polvere e di sporcizia che nessuno dei tanti domestici riesce mai a eliminare del tutto. Perché proprio spazzatura e sporcizia è ciò che rende gli Iremonger così potenti e temuti nei sobborghi di Forlichingham, il quartiere periferico di Londra nel cui centro sorge Heap House. Il romanzo è narrato a più voci, da un lato c’è Clod Iremonger, il ragazzo capace di ascoltare le voci di tutti gli oggetti natali, dall’altro Lucy Pennant, un’orfana che viene portata a Heap House dopo la morte, o meglio la scomparsa, dei suoi genitori. Sembra infatti che la sparizione della maniglia di ottone di zia Rosamud sia solo il primo di una serie di eventi che porteranno il quartiere dei cumuli ad affrontare uno strano morbo, assai contagioso, a causa del quale diventerà estremamente difficile distinguere la differenza fra le persone e le cose. Da un punto di vista narrativo, l’avventura gotica avvince e interessa il lettore, mentre dal lato più filosofico, la riflessione su come le persone in taluni casi possano trasformarsi in oggetti, cose o addirittura spazzatura, riempie il libro di significati più profondi. Le illustrazioni in bianco e nero dell’autore contribuiscono a mantenere quell’atmosfera grottesca che corre per tutto il libro.

 


 

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