I segreti di Villa Durante

Dopo aver assistito alla morte dell’amato marito Anthony a causa di un tragico incidente, Alessandra fa del suo meglio per superare la perdita e rimettere insieme i pezzi. Lo deve fare per la figlia Diana, appena adolescente e con un cuore troppo buono per il periodo che stanno vivendo; lo deve fare per Robert, il primogenito, la cui unica colpa è stata quella di aver distratto il padre quando la macchina lo ha investito. Siamo nel 1937, l’aria a Londra è tesa, i segnali sono chiari: potrebbe scoppiare una nuova guerra da un momento all’altro e spazzare via tutto, come se la storia non avesse insegnato niente. Proprio quando il dolore è ancora fresco e vivido, Alessandra riceve una lettera proveniente dall’Italia: sua nonna, ricca proprietaria di una villa nel cuore della Toscana, è appena passata a miglior vita, lasciandole in eredità Villa Durante. Un’opportunità per fuggire da una casa piena di ricordi, di cambiare identità prendendo il cognome della defunta nonna: in poche parole, di ricominciare. Nonostante un tentennamento iniziale, Alessandra decide di lasciarsi la vecchia casa di Upper Brook Street alle spalle e di partire in direzione Cortona, con la figlia Diana al seguito, affidando Robert alle cure premurose di Douglas, suo padrino. Arrivate in un paesino che non ha niente a che vedere con il caos e la pioggia londinese, Alessandra e sua figlia dovranno imparare a ricominciare da zero, complice l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale...

Il libro della Montague è un bel tentativo di rappresentare in modo diverso dal solito uno spaccato di storia, dando vita a un racconto che si snoda tra Italia e Regno Unito tra il 1937 e il 1944. In certi casi, le descrizioni sono così dettagliate da avere l’impressione di essere sul posto, con un aereo a mezz’aria che sfreccia tra la vita e la morte. Ciononostante, a mio avviso il libro pecca di una lunghezza assolutamente eccessiva che rende la lettura difficoltosa in più punti, come se la scrittrice avesse voluto raccontare troppe storie. La storia quindi stenta a decollare, i personaggi spesso ricadono nel cliché, fatta eccezione per uno dei personaggi secondari – il figlio Robert – che, con una grinta che ha del sovrumano, non si lascia abbruttire dalla guerra e, anzi, la usa come pretesto per crescere. Il ritmo è lento – troppo lento – e trattandosi di avvenimenti perlopiù storici, si rischia di scadere nella noia, nonostante la volontà dell’autrice fosse quella di intrecciare eventi realmente accaduti alle storie d’amore che sbocciano nel corso del romanzo. Lo stile della Montague ha un tratto ben definito, ma non è abbastanza incisivo da colpire nel segno e a spingere il lettore a godersi le oltre 500 pagine che compongono questo romance. In conclusione, un libro che avrebbe potuto essere assolutamente promettente e ben scritto, se solo avesse avuto duecento pagine in meno.



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