I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

I sette peccati capitali e le sette virtù capitali
Davanti al giudice una bionda che non sembra neanche vera, dall’aura seducente che sprigiona per tutta l’aula, è una delle molte testimoni che depongono al processo contro l’imputato Gianfederico Marsigliani, raccontando la sua esperienza con il lussurioso rubacuori… La vita di una milanese emancipata ma frigida e accidiosa, che sogna leggendo libri con sesso e violenza, è rivoluzionata dalla vicina di casa, Elsa l’Extraterrestre, una squillo che muore all’improvviso... Allo scadere del contratto si consuma la resa dei conti tra un’attrice avarissima e il fratello del suo produttore, spietato nell’elencarle ogni errore con cui ha mandato a marcire la sua carriera e spiegandole perché è ormai, di già, una stella caduta sul viale del tramonto, pur essendo in ogni modo innamorato di lei... Per l’ennesima volta l’irascibile soldato Jo è graziato dal plotone di esecuzione pure se il suo protettore, il tenente fidanzato con la sorella, non ha potuto difenderlo da una condanna all’ergastolo... La purezza di un’impiegata orfana e quindicenne, stuprata dal figlio del padrone, fa sì che ella rinunci alla possibilità di amare ricambiata un giovane che incontra dopo il matrimonio riparatore, suo vicino di casa nella campagna sperduta in cui è stata relegata insieme alla zia... Come una Penelope di oggi, una moglie aristocratica attende per anni il ritorno del marito logorata da una superba inappetenza, finché Sua Maestà Giacomo Tre, come lo chiama, fa la sua ricomparsa e la donna si accorge di non amarlo più... È un altro distacco quello che invece subiscono la ricca Bella e il suo giovane amico, figlio del Professore poi diventato ministro nel dopoguerra: nonostante gli anni, i due pieni di speranza nel loro amore restano fedeli l’uno all’altra, e non servono parole per decidere che fare quando finalmente si rivedono…
Pubblicati all’inizio degli anni Sessanta per la rivista Novella e poi raccolti in volume da Rizzoli un decennio più tardi, questi racconti sono un saggio di bravura di Giorgio Scerbanenco (1911-1969), prolifico scrittore milanese di origine russa, considerato il padre del giallo italiano. A lui è intitolato infatti un premio letterario nell’ambito del festival di cinema noir di Courmayeur, dai suoi romanzi, di genere rosa o poliziesco, spesso pubblicati su riviste, sono stati tratti film (“Milano calibro 9”, uno su tutti) e film sono stati girati sulla sua figura di autore. I sette vizi capitali e le sette virtù, cardinali e teologali del catechismo cattolico sono il pretesto narrativo per presentare personaggi che rappresentano un’Italia lontana solo qualche decennio e nello stesso tempo anni luce, in cui le classi e i ruoli sociali sembravano determinare più di oggi gli umani destini prima ancora dei caratteri dei singoli individui. Fatti e persone che scendono a mille compromessi, pacificati e senza pensieri, sono immersi da Scerbanenco in un’atmosfera cupa, alleggerita da citazioni colte e simpatiche digressioni. I vizi capitali sono i canonici sette del catechismo cattolico: lussuria, accidia, ira, avarizia, superbia, invidia, incarnati da personaggi che restano impressi come le vicende che ne mettono a nudo lo spirito, perduto. Le storie che raccontano le virtù capitali, che in comune con le cattoliche teologali hanno invece solo la speranza e la fortezza, che Scerbanenco chiama “volontà”, allo stesso modo raccontano di umanità intense e indimenticabili.

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