I signori del cibo

I signori del cibo

Il processo di concentrazione della produzione del cibo è iniziato alla fine del secolo scorso ed ha avuto un incremento negli ultimi dieci anni grazie a (o per colpa di) molte banche d’affari e investitori che, penalizzati dalla crisi finanziaria, hanno pensato di investire in un settore sicuro, quello dell’alimentazione. E così l’insolita fusione tra finanza e grandi gruppi alimentari ha generato quelle che possiamo definire aziende-locusta: gruppi il cui unico scopo è il profitto ad ogni costo, sia esso ambientale, animale o – in casi più estremi – umano. Da dove viene la carne, di suino in particolare, che portate in tavola? Dove viene coltivata la soia che, contrariamente a quanto pensano i più, è prodotta in quantità sempre maggiori non per soddisfare quella che alcuni ritengono la moda alimentare del momento ma semplicemente per sfamare la mole di animali che vive stipata negli allevamenti intensivi? Che cosa c'è dietro alla scatoletta di tonno pinne gialle che date da mangiare tranquillamente ai vostri figli? E dove crescono le piantine di pomodoro che al supermercato sotto casa trovate in vendita sotto forma di passata rigorosamente “prodotto italiano”?

Un lungo viaggio nell’industria alimentare quello che c’è dietro all’interessante saggio di Stefano Liberti; lettura indispensabile per capire quello che – al di là delle pubblicità accattivanti e delle etichette spesso non esaustive – portiamo ogni giorno sulle nostre tavole. Liberti prende in considerazione in particolare quattro filiere (soia, suino, tonno e concentrato di pomodoro) e girando in lungo e in largo per il mondo ne svela i sistemi di produzione, di trasformazione e tutto quello che – a livello di impatto ambientale e di benessere animale ed umano – le etichette alimentari omettono. Scopriamo così che la Cina, massimo consumatore di carne di suino al mondo, ha acquisito il colosso americano Smithfield Food, maggior produttore e trasformatore di maiali del nordamerica, conquistando di fatto gran parte del mercato mondiale della carne di maiale e controllandone l’intera filiera. Questo a scapito – Liberti apre la narrazione proprio con le immagini inquietanti di un mattatoio – degli animali, che vivono in condizioni inenarrabili, ma anche di chi in quei posti ci vive e ci lavora. Non solo per l’impatto ambientale di un allevamento intensivo ma anche perché questo ha messo in ginocchio i piccoli contadini-allevatori. La soia che ironia della sorte serve in gran parte per soddisfare i bisogni alimentari animali, viene coltivata in Mato Grosso, estremo ovest del Brasie. Le conseguenze di questo crescente agribusiness lo possiamo immaginare facilmente: deforestazione, desertificazione e monocoltura OMG. Ma anche occupazioni illegali e piccoli agricoltori ricattati e ridotti alla fame. Qualcuno ogni tanto ci lascia anche la pelle: è il caso di chi – come Chico Mendes o la missionaria Dorothy Stang – pur sapendo di combattere contro i mulini a vento, si oppone a questo sistema integrato carne-soia e si oppone al monopolio di Sygenta, Bayer, DuPont, Monsanto e Cargill. Stessa triste storia hanno il tonno in scatola e il concentrato di pomodoro. Nel primo caso, consumiamo tonni pescati in Senegal (con conseguente danno alla piccola pesca locale che non può competere con i mezzi e la tecnologia delle aziende-locusta, e danno devastante all’ecosistema marino) e lavorati in Spagna. Nel secondo caso, acquistiamo contenti ed anche un po’ orgogliosi il nostro concentrato di pomodoro italiano, non sapendo che consumeremo pomodori coltivati in Cina (con gravi ripercussioni sulla qualità del prodotto ma anche sulla manodopera dei campi che è spesso minorile) e trasformati in Africa. Come consumatori ma anche come cittadini ed abitanti responsabili di questo pianeta dobbiamo iniziare a pretendere chiarezza nei sistemi di produzione del cibo che arriva sulle nostre tavole; e la scelta in sede di acquisto rimane l’arma più forte che ognuno di noi possiede, preferendo ad esempio prodotti a km zero. Il saggio di Liberti, ricco per altro di riferimenti bibiografici – fra i quali alcuni “mostri sacri” come Rifkin e Foer – ha il pregio di spiegare chiaramente che dietro alla semplice azione del mangiare ci sono implicazioni ambientali, economiche e sociali che non possiamo più ignorare. I signori del cibo in quest’ottica fa parte della campagna #FilieraSporca promossa da Terra! e minimum fax per favorire trasparenza nelle filiere alimentari.



 

 

 

 
 
 
 

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