I supereroi

I supereroi
Sono gli anni di piombo, i mitici e tragici ’70, quando nelle piazze, per le strade sfilano cortei e sotto le cariche della polizia volano manganelli e saettano lacrimogeni. E’ il tempo delle stragi impunite, dell’amore libero e del femminismo, degli ideali, degli intellettuali e dei voti politici… E’ il quasi decennio delle sublimi illusioni e delle scottanti delusioni, delle cose dette e poi amaramente rimangiate, di una fetta di Grande Storia Italiana nella quale entrano nuove generazioni, a inseguire la loro piccola storia italiana. Ada si è appena iscritta all’Università, Facoltà di Lettere e Filosofia. In stanza con lei, nello Studentato,  ci sono altre due ragazze: Maria con una treccia e Francesca magra da paura. L’amicizia nasce, e si fa salda e importante. Maria a dire il vero è il collante del trio, sembrerebbe la più equilibrata (ma poi non sembra più). Ada soffre di improvvise crisi d’ansia, le prende di tanto in tanto una certa malinconia (che in realtà non è malinconia, ma paura di solitudine, disadattamento, oppure paura e basta). Forse perché cresciuta in una comune, senza padre, con una madre alquanto free, ha con il sesso un rapporto piuttosto maniacale, (le piace farlo in abbondanza e ogni volta segna la prestazione in ordine numerico). Francesca, sapremo più avanti, si abbandona a esperienze off-limits, che la conducono ogni volta a morire un po’ dentro, (perché di uscirne, forse, non ha la forza). E’ in un bar, davanti a un ennesimo caffè, che Ada vede Leonardo, un ammasso informe di grasso con due occhi liquidi in procinto di piangere (ma che non piangono). Lei sviene per via di uno di quei famosi attacchi di panico, lui è studente in Medicina e la “salva”. Ada e Leo non si lasceranno più. Ma Ada non rinuncerà alle sue abitudini extraconiugali e pur amando Leo si avvilupperà a chilometri e chilometri di lenzuola. Il letto che non riuscirà a dimenticare sarà quello di Lupo, il suo amico inseparabile, (nonostante la lontananza spazio-temporale). Lupo, che si chiama Luca, si unisce alla lotta armata, diventa un terrorista e sarà condannato a una vita in fuga, in prigione, in clandestinità. Sfrecciano gli anni. L’Università è ormai un ricordo. Maria lavora come assistente di un attore, poi scrive un bestseller, poi parte; Ada si dedica all’editoria, alla poesia e partorisce Emma; Francesca muore, dentro e fuori, definitivamente; Lupo dal filo di un telefono piange (realmente) quando Ada gli annuncia di essere incinta; Silvia, la madre di Ada rinsavisce (?), esce dalla comune, fa la nonna, partecipa a tutti i programmi televisivi (la nuova TV); Leo, grande medico, incassa, si incazza, cerca di capire e prova ad aiutare persino Rosso (quel compagno di stanza che si scaccolava sui muri e che ora, al culmine del successo professionale, non può fare a meno di “uccidere” donne)...
E la storia (anzi, le storie, che a chiamarle piccole, non è tanto corretto) prosegue fino ai tempi di internet e Skype. Perché i supereroi di Ilaria Bernardini attraversano più di trent’anni e imprimono segni tangibili nelle pagine (429!) di questo voluminoso romanzo. Io, lo confesso, di fronte a tanta mole, un po’ mi sono spaventata (ho già dato con i tomi, ora dopo aver contato 200 pagine mi agito). Ma questo è un libro che si divora: il racconto procede senza mai perdere tono né ritmo, ricco di rimandi, sospensioni, colpi di scena anche (insomma tutto torna, puntuale, nel momento che meno ci si aspetta). Lo stile è fresco (l’autrice è una giovanissima con gli attributi che servono), la Grande Storia c’è e si sente (eccome!) e le piccole storie, con le loro nevrosi e patologie funzionano, nonostante l’apparente stridore di alcuni temi. C’è molto coraggio qui dentro (c’è molto di molto): una scrittura lucida, senza fronzoli, pochi abbandoni, che passa dalla terza alla prima persona con agilità, naturalezza, sapienza, accompagnandoci sui passi di una saga nella quale potremo riconoscere qualche orma famigliare. (E qui chiudo tutte le parentesi).

Leggi l'intervista a Ilaria Bernardini

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