I terribili segreti di Maxwell Sim

I terribili segreti di Maxwell Sim
Maxwell Sim (“sim come la scheda telefonica” precisa egli stesso quando si presenta o viene presentato a qualcuno) una sera a Sidney, che non è la sua città, ma nella quale si è recato per incontrare il padre, osserva al ristorante una donna cinese che cena con la figlia. Ammira i loro profili, il loro atteggiamento di confidenza, di serena tranquillità, il gioco che condividono. Pensa che deve assolutamente conoscere quella donna. Va al bagno per rassettarsi, ma quando ne esce madre e figlia non ci sono più. Non gli rimane che preparare i bagagli per ritornare a casa, l’indomani. Quando giunge a Watford, la sua città grigia e piovosa dello Hertfordshire britannico, il contrasto con Sidney, luminosa e colorata, gli pare terribilmente stridente. Anche la gente gli sembra grigia, chiusa in se stessa, restia ad ogni incontro, desolante. La sensazione è tanto più forte perché Maxwell da sei mesi, cioè da quando moglie e figlia lo hanno lasciato, non lavora più; è alla ricerca di una nuova identità, di nuovi rapporti, di nuovi impegni, ma vuole farlo lentamente, con cautela. Il lungo, sconsolato isolamento di quei mesi lo ha provato più di una malattia. Ma ora si sente guarito e capace di ricostruire la propria vita. La ricostruzione comincia con la sua adesione entusiastica ad un progetto commerciale: Maxwell sarà il rappresentante, di più, il testimonial, di un fantastico innovativo ecologico mirabile spazzolino da denti. L’impiego prevede una competizione tra rappresentanti di commercio ed un lungo viaggio in auto, sempre più verso nord, verso l’estremo lembo dell’isola…
Maxwell è un uomo molto comune, poco brillante; conduce una vita più piatta ed amorfa che tranquilla; non coltiva profonde amicizie, né profonde relazioni affettive o sociali. È il personaggio adatto ad offrire allo scrittore la fondatissima occasione per formulare una critica della società contemporanea, che ci illude di poter stringere molto facilmente amicizie e legami, ma che al contrario tesse diverse e molteplici solitudini (Maxwell controlla spesso la posta elettronica, conta gli amici su Facebook, eppure...). Ma non c’è solo questo, ci sono anche molta sapienza ed ironia nella narrazione della sua vicenda, tanto che la seguiamo attivamente, tanto che è difficile abbandonarne la lettura. E c’è un terzo pregio, non il minore: fino alla fine, I terribili segreti di Maxwell Sim è un romanzo di romanzi. Durante un recente incontro con il suo pubblico, al Festival Tuttestorie di Cagliari, Jonathan Coe ha ricordato di essere stato molto affascinato da Italo Calvino e, in particolare, da Se una notte d’inverno un viaggiatore, intreccio e dialogo tra narrazione, lettore, scrittore. E sappiamo che Coe è anche un grande ammiratore di Bryan Stanley Johnson, scrittore sperimentale e cineasta inglese (gli ha pure dedicato una biografia Like A Fiery Elephant: The Story of B.S. Johnson); Johnson, poco noto in Italia, è stato, appunto, un teorico del romanzo come menzogna, tradimento, un critico del rapporto tra i personaggi e l’autore, tra la storia e colui che la scrive. Questo libro e il suo sorprendente ed inatteso finale lo confermano e perfettamente lo illustrano.

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