I ventidue canti di Doyel

I ventidue canti di Doyel
Doyel è una cantastorie, ha più di millecinquecento anni e ama raccontare storie a chiunque abbia voglia di ascoltarle: lo fa cantando. Da qualche tempo si accorge che non c’è più nessuno che l’ascolta e così si ammala. Debole e lacerata dal dolore, consapevole che a breve giungerà la morte, decide di andare alla ricerca di storie nuove in un altro mondo. Ed è così che inizia a raccontare la storia degli Abbracciati…
Shanty Ghelardoni con questa fiaba sognante racconta, grazie alla sua esperienza in prima persona, le storie di un gruppo di figli adottivi ormai adulti appartenenti alla prima generazione di adottati da genitori italiani in ambito internazionale. L’adozione quindi è raccontata da chi l’ha vissuta e non attraverso gli occhi dei genitori adottivi. Ma chi sono gli Abbracciati di cui tanto si parla nel libro? Shanty ha risposto a questa domanda durante una trasmissione di TV2000, ospite di Eugenia Scotti, affermando che mentre scriveva I ventidue canti di Doyel, ha cercato invano per diversi mesi un sinonimo della parola “adottati”: alla fine ha trovato il termine “abbracciati”. Gli Abbracciati sono coloro che vengono accolti nella famiglia, sia figli adottivi che figli biologici; infatti molto spesso ci sono figli biologici che benché non siano stati abbandonati fisicamente vengono abbandonati psicologicamente, emotivamente e quindi non vengono “abbracciati”. Per sua stessa ammissione, la Gherlardoni credeva di aver scritto un libro rivolto ad un gruppo di lettori ristretto: la nicchia dei genitori adottivi, dei figli adottivi o di chi si occupa in generale di adozioni. Invece I ventidue canti di Doyel grazie al tono fiabesco con cui trattano argomenti importanti come il razzismo, la ricerca delle proprie origini e della propria identità, i rapporti con i genitori e con la famiglia, hanno saputo raggiungere un pubblico molto più vasto ed eterogeneo. I racconti sono scritti con una sensibilità che ti emoziona e che ti colpisce fin dalle prime righe, anche se qualche volta si “inciampa” e sei costretto a tornare indietro nella lettura perché ti perdi alcune cose per la strada. 

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