I viaggi immaginari

Un uomo tremante si trascina, accompagnato da una guida, fino alla sommità di un dirupo. Cinquecento metri sopra le caotiche rocce della costa della Norvegia, sotto di loro solo isolotti pietrosi e nudi e uno strano vortice dalla schiuma lucente, il Maelström. E proprio sul Maelström la guida, giovane e robusto pescatore dai capelli già bianchi, ha una storia da raccontare… Dopo una cena a base di troppi toast al formaggio fuso un uomo viene buttato giù dal letto nel cuore della notte. Un biglietto di un suo caro amico, il dottor Ponnonner, lo convoca per la più strana delle riunioni: liberare dalle bende ed esaminare una mummia proveniente da Tebe… In una calda giornata spruzzata da occasionali acquazzoni la gente della città di Rotterdam viene sorpresa da un’apparizione inaspettata. Uno strano oggetto, un pallone volante interamente fatto di fogli di giornale sporchi, spunta da dietro le nubi e lascia diecimila persone a bocca aperta. Appeso alla bizzarra macchina c’è un cappello di castoro color bruno-giallastro come quello appartenuto al signor Hans Pfaall, scomparso anni prima in circostanze misteriose. Dal pallone sbarca a terra un ometto dal naso eccezionalmente lungo, una sosta lunga giusto il tempo di consegnare a Sua Eccellenza il Borgomastro una grande lettera sigillata con ceralacca rossa…

Devo dire che ho fatto fatica a digerire la sempre più netta virata che in questi ultimi anni ha portato la Gargoyle Books dall’horror al fantasy: poi però stampano un libro così e allora possiamo anche fare pace. Quelli che potete leggere sopra sono solo alcuni degli incipit dei racconti di Poe contenuti in questa raccolta. Sedici racconti che spaziano elegantemente dal fantascientifico all’arabesco, dalle atmosfere inquietanti all’ironia, dalla mitologia al diario di viaggio. È in sintesi una raccolta di sfumature variegate del fantastico. Un “fantastico” che va inteso in un senso ampio perché, come esprime giustamente il titolo I viaggi immaginari, qui è l’immaginazione di Poe che sposta dal territorio del reale a quello del sogno e del meraviglioso, tematiche narrative e influenze culturali delle più diverse e non necessariamente proprie del fantastico. Interprete del suo tempo e anticipatore del nostro, Poe è sempre un raffinato e acuto indagatore della psiche dei suoi personaggi: emergono così chiaramente le nevrosi, le paure, le speranze e le contraddizioni dell’uomo che si affaccia alle scoperte scientifiche dell’era moderna (ci sono viaggi sulla Luna, mummie che si rianimano, geografie ignote, metropoli alienanti) eppure tutto rimane nella sfera del verosimile perché assolutamente verosimili sono i personaggi, seppure non lo siano le situazioni che questi vivono. Siamo tutti noi, i personaggi di Poe. Il viaggio, esplorazione di luoghi fisici e non, e la psiche sono così i due fili conduttori di una raccolta che altrimenti potrebbe apparire fin troppo eterogenea. Emerge inoltre la grande formazione culturale dello scrittore che rielabora temi della classicità, offre degli echi di Jonathan Swift e anticipa i temi che saranno ripresi da un altro grande interprete del fantastico come Jules Verne (che infatti scrisse un tributo a Poe, Edgar Poe et ses oeuvres). È difficile dire qualcosa di veramente significativo o di non già detto su un autore come questo e si abbonda di aggettivi che lo elogiano in un modo che potrebbe apparire eccessivo. Il consiglio dunque è quello di leggere questo libro non meno di altre sue raccolte più celebri, si scopriranno così aspetti meno noti della sua opera e si potrà apprezzare ancora di più il suo poliedrico talento. Oltre a passare, ovviamente, delle piacevolissime ore di lettura, come non avveniva da tempo. Una volta tanto capita tra le mani un libro (sul serio) imperdibile.



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