I vivi i morti e gli altri

I vivi i morti e gli altri
Non si sa come sia successo né perché, ma i defunti si sono risvegliati e hanno ripreso a calcare la terra. Dopo aver esalato l’ultimo respiro si sono rialzati e hanno cominciato a dilaniare i vivi creando altri zombi. Non conta che la dipartita sia avvenuta da pochi giorni o da lungo tempo. Nei camposanti i cadaveri picchiano e raschiano con le ossa scarnificate per aprirsi un varco e scappano fuori, chi putrescente, chi già incartapecorito, tutti spinti da un’insaziabile fame. Accade agli adulti, ai bambini, agli animali. Anche a papa Wojtyla, anche al mostro di Loch Ness, che proprio da morto si è finalmente e intempestivamente mostrato. L’eterno riposo è un sogno del passato, ma ci sono persone che non si rassegnano all’idea che i propri cari estinti siano costretti a bussare e rantolare senza requie nelle bare. Allora si rivolgono a lui, Oprandi. Ex soldato di corpi d’élite, attualmente alcolizzato e compassionevole “uccisore di zombi al soldo di congiunti disperati”. Finora lo ha fatto per denaro. Ma in un mondo che sta andando a rotoli alla velocità della luce il denaro diventerà presto carta straccia. Trovare cibo fresco è difficile. L’elettricità manca e mancherà l’acqua. Finirà il carburante per le auto, finiranno le munizioni per le armi. Ecco perché Oprandi propone alla danarosa signorina Ursini un servizio extra. Invece di scortarla dove è sepolto suo padre per poi spedirlo una volta per tutte al creatore, ne recupererà la salma nella cripta di famiglia, la metterà in una cassa blindata e gliela porterà in modo che lei gli dia l’estremo saluto. Poi gli farà saltare il cranio, questa volta addormentandolo per sempre. In cambio avrà vitto e alloggio garantiti nella tenuta degli Ursini in Svizzera, una delle poche zone al momento ancora tranquille. L’incarico è rischioso e Oprandi lo sa. Ma il pericolo maggiore non sono i morti viventi...
Ha l’aura romantica degli eroi controvoglia il terminator di zombi (all’italiana, senza la “e”) Oprandi. Quasi cinquant’anni che si fanno sentire, lo sguardo febbricitante che tradisce il vizio di bere, i caricatori per una MP5 in una tasca e una bottiglia di whisky nell’altra, il cappotto sempre addosso - nonostante la temperatura impietosa non si schiodi dai 35 gradi - per difendersi dai morsi dei resuscitati. Che non sono i soli mostri e nemmeno i più malvagi, perché quando tutto si sfascia molti eccellono nel dare il peggio di sé. Sono quelli che anche prima della catastrofe trasgredivano leggi e regole e si sentivano furbi nel farlo, che si mettevano la mano sul cuore ascoltando l’inno nazionale e poi evadevano le tasse, che parcheggiavano nei posti riservati ai portatori di handicap e sogghignavano. Nel post-apocalittico “L’ombra dello scorpione” Stephen King aveva prospettato cosa potrebbe avvenire ai supersiti se buona parte della popolazione (americana e/o mondiale) venisse decimata da un evento fuori dall’ordinario e la nostra naturale violenza potesse esprimersi senza freni inibitori né impedimenti legali. Nella stessa scia Claudio Vergnani dipinge un agghiacciante scenario bruegeliano per un one the road dell’orrore che solleva domande etiche e metafisiche non da poco, cogliendo pure l’occasione per la critica sociale (George A. Romero docet). Gli zombi non sono la fine dell’umanità, iniziata molto prima con il menefreghismo, l’ipocrisia, l’ignavia, il lassismo, che ci hanno impastoiati per anni (non è un caso che il romanzo sia ambientato in Italia). Loro, per quanto ributtanti e letali, sono soltanto un segnale per consentirci di vedere gli Altri, che hanno abdicato a tutto quanto ci rende umani. Nella sua missione impossibile Oprandi lo capisce e capisce anche da quale parte vuole stare. C’è un’azione coraggiosa che può compiere e uno strano, struggente amore che forse lo sta ancora aspettando: questa è la sua opportunità per ritornare fra i Vivi e non se la lascia scappare. Vergnani è superlativo nel tenerci incollati alla pagina con un serrato incalzare di eventi e uno sfilare di personaggi principali e di contorno tutti ugualmente ben caratterizzati, così come è efficace nell’intessere una stimolante e non predicatoria riflessione esistenziale sotto l’apparato horror. La conclusione? Senza valori e senza sentimenti qualunque vita, in qualunque circostanza, vale meno della morte. Ed è indegna persino di uno zombi.

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