Ichnusa

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Il 9 luglio comincia per il cicloviaggiatore Emilio Rigatti un viaggio fisico e insieme mentale fra le salite e le discese di un’isola antica e dal fascino eclettico, la Sardegna. Sbarcato al porto di Cagliari con uno zaino da escursione in spalla, Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni in mano e la fedele bicicletta “Vagabonda”, si ferma nel capoluogo isolano appena due giorni. L’11 luglio infatti è già in sella e percorre la strada che da Cagliari va a Muravera. Il richiamo dell’interno è più forte di quello della costa turistica di Villasimius, nota soprattutto per le frequentazioni di un turismo di lusso. Settantadue chilometri dopo è sui tacchi rocciosi dell’Ogliastra, a Ulàssai (o Ulassài? L’accento si sposta a seconda di chi ne pronuncia il nome). Sembra un luogo fuori dal tempo, in cui si fondono architetture antiche e più recenti, blocchi di pietra e insegne in materiale plastico. Su tutto, il garrire delle rondini al tramonto, delle good vibrations che il viaggiatore emozionale non può certo ignorare, e anzi prende come un segno che lo porta a dire che il viaggio è cominciato con il ritmo giusto. Non quello frenetico del turista d’agosto, ma quello lento di chi ha voglia di assaporare ogni istante, di conoscere un luogo anche attraverso le parole di chi ci abita e i sapori più sinceri, che in Sardegna non può che essere la birra con i quattro mori sull’etichetta, l’Ichnusa…

Emilio Rigatti è un cicloviaggiatore di vecchia data ma fino ai sessant’anni non aveva mai messo piede in Sardegna. Per Ediciclo editore ha già pubblicato diversi diari di viaggio in cui racconta i luoghi visitati in sella alla sua compagna di viaggio a due ruote, Vagabonda, eppure questa volta è diverso: la Sardegna è uno di quei luoghi che necessitano una permanenza più che un passaggio veloce e il suo viaggio perdura più del previsto perché per ogni paese che ha già intenzione di visitare e che ha segnato in rosso, come tappa, prima della sua partenza dal Friuli, ne scopre altri tre o quattro “imperdibili” a detta di chi lo ospita durante i pit-stop notturni nei B&B che utilizza per riprendersi dai percorsi in bicicletta sotto il sole (che anche a luglio può superare i 40°C) e per leggere le pagine dei libri che compra mano a mano che il viaggio prosegue: Il giorno del giudizio di Savatore Satta, Accabadora di Michela Murgia, Stirpe di Marcello Fois, Paese d’Ombre di Giuseppe Dessì... Da cicloviaggiatore esperto, aspetta di finire un libro prima di comprarne un altro, e quello appena concluso lo invia a casa sua, per alleggerire il carico. Fra le pagine dei libri ritrova i luoghi che ha appena visitato, o quelli che lo aspettano durante il suo percorso, che tocca quasi tutta la Sardegna coast to coast, da Cagliari ad Alghero. Ciò che rende il suo diario di viaggio universale è la semplicità con cui riesce a mescolare le sensazioni personali alle informazioni storiche, artistiche e archeologiche dei paesi visitati. Per chi, come me, abita in Sardegna, la sensazione è quella di sentire uno sconosciuto che racconta di tua madre. Alcuni episodi e alcuni tratti peculiari li riconosci, altri invece ti suonano nuovi e suggestivi. La passione con cui Rigatti descrive tutte le tappe del suo viaggio rende Ichnusa una perfetta guida per chi desidera scoprire angoli di Sardegna poco noti a tour operator e viaggi organizzati, che si inoltra dentro le piccole Domus de Janas e nelle Tombe dei Giganti, fra nuraghi e archeologia paleocristiana. In cui alzando gli occhi insieme all’autore il lettore scopre il Supramonte e le rocce chiare del villaggio Tiscali, che non nasce nell’era delle telecomunicazioni e di internet ma quasi duemila anni prima di Cristo. Filo rosso che unisce tutti i Paesi, la bottiglia color terra della birra Ichnusa, e la pazienza con cui il viaggiatore osserva le cose da una prospettiva non comune. Viaggiatore che invito, al prossimo giro “nell’isola di pietra”, a Villacidro, paese che ha saltato a piè pari nel tour. Per mostrargli i luoghi della falsa immaginaria cittadina di Norbio narrata da Giuseppe Dessì, che tanto gli è rimasta nel cuore: il portone cigolante della casa dell’avvocato Fulgheri, la chiesa in cui Angelo Uras ha sposato la sua Valentina, i boschi e le leccete che il taglio toscano non è riuscito a eliminare e che ancora abbracciano il paese, il lavatoio che ha permesso alle donne di avere qualche comodità in più rispetto ai tempi in cui i panni si lavavano sulla riva del fiume.



 

 

 

 
 
 
 

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