Idda

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A Parigi, Alessandra e Pierre conducono una vita apparentemente perfetta: sono innamoratissimi, realizzati nel lavoro e nella vita privata, come individui e come coppia. Uniti si trovano ad affrontare la malattia di Annie, la madre di Pierre: il cervello della donna sta regredendo, o forse solo mutando, difficile per il figlio dare un nome alla malattia che pare portare la madre sempre più lontano da lui, dai ricordi della loro vita insieme, dalla donna che era. Pur non trattandosi tecnicamente di Alzheimer, che cambia per lui? Che ha il cuore spezzato ogni volta che l’anziana donna non lo riconosce, si dimentica del suo defunto marito e galleggia in una dimensione tutta sua. In tutto questo, pare Alessandra la più pronta, forse per il legame affettivo più debole, a stare vicina ad Annie, a confrontarsi, ad accettare la sua nuova realtà. Forse anche la più disposta a comprendere. Così, mentre sgombera la casa della suocera, s’imbatte in una serie di ritagli e lettere che le permettono di conoscere finalmente la donna di cui, si rende conto solo ora, non aveva mai saputo quasi nulla, e di acquisire strumenti nuovi per relazionarsi con lei. Ma questo tuffo nella vita prec3edente di Pierre non è privo di conseguenze per la giovane donna, che da anni ormai ha lasciato in Italia quel che resta della sua famiglia, senza se e senza ma…

Davvero è possibile tagliare i ponti col proprio passato così, semplicemente prendendo un aereo e cambiando stato? Senza mai più confrontarsi con chi rimane e con quello che dentro di noi rimane del passato? Il romanzo, in maniera semplice ed estremamente moderna, tocca temi di tutta attualità, dal rapporto intergenerazionale all’impatto delle malattie degenerative senili alle relazioni familiari e di coppia. In breve, una sventagliata attorno al concetto stesso di umanità. Senza pretese di verità, si passa attraverso una miriade di sfaccettature, tutte accettate proprio in quanto espressioni dell’essere umano. I personaggi sono rotondi, flessibili: bellissima l’alternanza tra i due protagonisti: dapprima è Alessandra a sostenere la fragilità di Pierre poi, nell’inevitabile finale, è lui a portare stabilità emotiva. Dolce l’evoluzione dei dialoghi tra madre e figlio, dapprima carichi di amarezza infine rispettosi dei tempi di ciascuno. Poetica la ricostruzione della storia di Annie attraverso le lettere, tradotta da Alessandra in una sorta di film mentale che infine permette di comprendere cosa davvero rimane dentro a quel cuore, indipendentemente da quello che è stato. Perché la morale, esplicita, intuibile ma non banale, è che il vero marchio, di fronte a cui anche la malattia deve arretrare, è quello dell’amore, quel che si è provato, quel che si è ricevuto. Infrangibile e puro fino alla fine.



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