Identità in equilibrio

Identità in equilibrio
Venti giovani attori italiani si raccontano attraverso altrettante interviste realizzate con un taglio a metà tra la ricerca propriamente “scientifica” (ed in questo caso intendiamo sociologica, con l’obiettivo di studiare le dinamiche alla base del successo, insuccesso e carriera di un attore nella nostra penisola) e il lato umano di un lavoro totalizzante, libero, ma completamente sconvolgente e coinvolgente.  Le parole degli intervistati non ci restituiscono solo le storie personali, il debutto, le prime difficoltà, la passione e lo studio, ma anche l’immagine di un mondo che molto spesso conosciamo solo attraverso la finalizzazione di un lavoro che è molto più tortuoso e complicato di quanto una prova attoriale in televisione, al cinema o in teatro ci possa fare credere. Cosa c’è dietro quei sessanta minuti di presenza scenica? Quali sono le ansie e le paure che coinvolgono chiunque si addentri in tale universo? Cosa significa lavorare venti ore al giorno per sei mesi e poi stare un anno fermi, senza recitare un verso, una parola, rischiando così di smarrire o perdere irrimediabilmente quello smalto e quella sensibilità maturata in anni?
Forse più questionari che interviste, anche considerata la medesima impostazione per ogni chiacchierata. Perchè Tatiana Marchisio, attrice, laureata in Filosofia ed ora impegnata nella ricerca delle dinamiche lavorative (in particolare femminili) non si accontenta di mettere insieme un “mucchio di parole”, ma sente il bisogno, questa volta puramente scientifico, di studiare le risposte, e di conseguenza gli attori e quindi la situazione italiana in generale. Non importano chi siano o come si chiamino (da qui la scelta di omettere nome, cognome e fotografie) ma come siano arrivati al mestiere d’attore, quali siano le variabili sociali che li hanno portati a tale scelta, che aspettative abbiano. A questo serve l’analisi delle interviste e le conclusioni, poste in appendice del libro. Ha lo scopo di ricomporre un puzzle che appariva sottoforma di frammenti (i venti attori). Il volume è la pubblicazione di una tesi di laurea e questo è il difetto che emerge maggiormente: lo schema introduzione-corpo del lavoro-analisi-conclusioni risulta un po’ troppo rigido; una struttura del genere può dall’altra parte guidare il lettore più svogliato ad una maggiore comprensione del testo. La scelta di riportare per filo e per segno le parole degli intervistati, con interiezioni, ripetizioni e linguaggio gergale, può non essere condivisibile.

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