Il “golp”

“Anno rapito MORO!”. Salvuccio, V elementare, si è fatto prendere dall’emozione per essersi vista affidare la prima pagina del giornale di classe, ma la maestra Graziella gli ha subito fatto recuperare l’h perduta. “Noi bambini eravamo in classe il 16 marzo quando abbiamo saputo che l’Onorevole Moro e stato rapito”, recita l’editoriale di pagina 2, mentre la terza pagina reca le foto dei cinque polizziotti uccisi nell’azione di tipo militare e pagina quattro riporta il testo del comunicato diffuso dalle Brigate Rosse che parla di attacco allo Stato imperialista delle multinazionali. Quel 16 marzo i bambini hanno capito che qualcosa non andava perché la signora Carmela ha suonato la campanella della ricreazione con mezz’ora di ritardo, facendoli quasi morire di fame! Al rientro in classe la Maestra Graziella era distratta, preoccupata, e ha affidato la classe ad Anita Allegretti, la secchiona arrivata da Milano che ha rifiutato ai compagni il permesso di alzarsi e sbirciare in corridoio, imponendo a tutti di ripassare Il sabato del villaggio. Se non fossero bastati questi eventi ad accendere l’animo dei bambini, ci ha pensato la maestra, che, al rientro in classe, ha annunciato che le lezioni sono sospese e i bambini andranno a casa prima a causa di un grave fatto successo a Roma. I bambini fanno fatica a capire, alcuni scambiano l’occasione per una festa, Michele, il fratellino di Anita, che va in seconda, si spaventa, ma cerca di fare il bambino grande, Luca che è in quinta pensa che sia scoppiata la guerra, Luigi, che è il bambino più informato della classe, chiede alla maestra se ci sia stato un “golp”. Per aiutare i bambini a venire a patti con una notizia che è più grande di loro, la Maestra Graziella decide che invece di farli cimentare con il solito tema sull’arrivo della primavera, avrebbero simulato l’edizione speciale di un giornale e ci avrebbero lavorato a gruppi, come una vera redazione. I bambini dovranno metabolizzare molti concetti estranei, duranti i tre mesi di quella primavera in cui “molte cose strane” sono accadute, a partire dagli eventi esterni, che però si intrecciano con i piccoli accadimenti delle loro giovani vite. Ci sono Luigi e Donatella che ormai ballano sempre insieme alle feste di compleanno, finendo per essere sulla bocca di tutti i compagni, c’è Anita, che scrive un diario le cui pagine intercalano il libro offrendo il mondo attraverso gli occhi di una bambina che aspetta di diventare “donna” come è successo a Donatella, c’è Bernardo che ogni venerdì va al porto con sua madre ad aspettare il padre che rientra da Napoli ormai malvolentieri, e, man mano che i mesi angosciosi passano, tenendo l’Italia in una sorta di sospensione che sembra opera del maleficio di una strega, le vite di tutti loro procedono impercettibilmente, guidate dalla mano casuale del destino che i loro genitori stanno dirigendo verso un futuro che sembra annunciarsi piuttosto fosco. Il padre di Anita si prepara all’ennesimo trasferimento: questa volta dovrà spostare la sua famiglia non in Italia, ma a Istanbul! Il padre di Bernardo si prepara a chiudere un matrimonio che ormai è tale solo sulla carta per costruirsi una nuova vita con la giovane Irene, specializzanda nell’ospedale dove fa il primario ed è ben consapevole di quanto questo inciderà sulla vita del bambino…

Alessandra Delogu riporta indietro la generazione di molti di noi, ci fa rivivere la nostra percezione di bambini rispetto ad un evento che ancora oggi non è stato compiutamente sviscerato. Il “golp” è il racconto di tre mesi durante i quali le vite delle nostre famiglie sono state sospese in una sorta di vuoto pneumatico in cui il tempo era scandito solo dalle edizioni dei telegiornali, dai giornali che i nostri genitori abbandonavano in giro per casa, dalle conversazioni concitate sull’opportunità o meno di “liberare i carcerati in cambio della vita di Moro”. La ricostruzione che l’autrice fa delle emozioni, delle palpitazioni e delle paure che prendevano piede nella mente dei bambini è molto realistica, così come è ben costruito l’intreccio che la trama fa di pubblico e privato, di piccoli episodi quotidiani, di accadimenti di vita che inconsapevolmente incrociano eventi di portata storica, che cambieranno, col senno di poi, il corso di molte vite. Non siamo stati una generazione avvezza alla cronaca, per noi la televisione era un’ora di programmi al giorno che rigorosamente si interrompeva con la sigla del telegiornale, ma, quella primavera, i filtri tra noi bambini e il mondo sono stati rimossi, le famiglie erano troppo angosciate o distratte per preoccuparsi della mole di notizie alle quali i bambini avevano accesso senza capirle e la maestra Graziella è una figura quasi eroica nel suo sforzo di spezzettare le notizie, di renderle processabili alle piccole menti confuse. Come osserva il politologo Francesco Strazzari nella prefazione al libro, è con quella generazione di bambini le cui vite sono cambiate insieme al corso della Storia per colpa di quell’evento, che questo Paese è in debito di una risposta. Il “golp” non è l’ennesima inchiesta più o meno documentata su un evento ancora in ombra della Storia italiana, ma, piuttosto, una sorta di memoriale di una generazione, un diario nel quale intimo e pubblico si intrecciano, una capsula del tempo che racchiude le emozioni di una generazione nel momento dello svolgersi degli eventi in una fase della vita acerba ma acutamente consapevole, alternandole agli accadimenti che coinvolgevano un mondo di adulti, il quale, a differenza di quanto accade oggi, viveva la propria vita in una dimensione intima, quasi impenetrabile ai figli. Le famiglie non erano vasi comunicanti ma le generazioni che le abitavano erano l’una per l’altra impenetrabili mondi di specchi: ed è proprio attraverso quegli specchi che Alessandra Delogu indaga.

 


 

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