Il bambino argento

Il bambino argento
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“Aladdin, scusa se te lo chiediamo, ma... hai preso del cibo dal ristorante?”. Aladdin è stupito che i genitori lo stiano accusando di una cosa del genere, ma capisce bene ‒ anche se non gli è stato detto chiaramente ‒ che i suoi sono preoccupati per ben altro che per la sparizione di una quantità ingente di polpette “Mirja”, specialità del “Turken”, ristorante tipico turco di loro proprietà ad Åhus. L’attività non è più redditizia come una volta, e lo dimostra il fatto che i suoi abbiano dovuto vendere prima la casa (e trasferirsi nella vecchia torre idrica, negli spazi non occupati dal ristorante) e poi il barcone su cui dimoravano l’estate. Le sparizioni vanno avanti da più di una settimana, e avvengono nel bel mezzo della notte. Forse è stato Mats, il grosso tuttofare sempre scontroso. Oltre ad Aladdin e ai genitori, lui è l'unico ad avere l’accesso alla cucina, e potrebbe addirittura avere prestato le chiavi a qualcuno. Mats è una persona fidata però, e i genitori di Aladdin stravedono per lui. E se invece fosse stato quello strano bambino che gira in mezzo alla neve col maglione a righe e i pantaloncini corti? Aladdin lo aveva incrociato per ben due volte proprio quel giorno, quando era uscito per andare a pattinare con la sua amica Billie; gli aveva anche chiesto se si fosse perso, ma il bambino non gli aveva risposto. Si era allontanato, voltando l’angolo della torre e sparendo praticamente nel nulla; magari è uno dei poveri bambini profughi che alloggia nel barcone ormeggiato al porto. La polizia è stata avvertita, ma pare abbia di meglio da fare che tampinare un ladro di polpette; e il padre di Aladdin ci ha provato diverse notti a fare la posta al ladro, facendosi però vincere sempre dal sonno. Così, Aladdin e Billie, aiutati dalla loro amica Simona, decidono di cominciare ad indagare per conto loro, concentrandosi per primo sul burbero tuttofare: per Aladdin è intollerabile che l’attività dei suoi possa essere talmente in crisi da rischiare il fallimento, anche perché questo potrebbe spingere i suoi a lasciare la Svezia per fare ritorno in patria…

Coraggio, amicizia, forte senso di appartenenza ad una terra diversa da quella di origine, solidarietà nei confronti dei meno fortunati: il tutto contornato dall’atmosfera surreale e quasi magica di un innevato paesino del nord Europa, e condita da un bel po’ di mistero. Questi gli ingredienti principali de Il bambino argento, un romanzo ben scritto, dalla trama semplice, particolarmente adatto ai giovanissimi ma estremamente piacevole da leggere anche per i più grandi. In fondo è bello tornare un po’ indietro nel tempo e immedesimarsi nei piccoli protagonisti (la simpatica coppia di dodicenni formata da Aladdin e Billie è già stata protagonista del precedente romanzo della svedese Kristina Olhsonn, Bambini di cristallo, in cima alle classifiche di vendita in Svezia tanto da superare, udite udite, persino Harry Potter!) che con tanto fervore cercano di farsi ascoltare dagli adulti, esprimendo a gran voce opinioni che nella maggior parte dei casi non verranno prese in considerazione. E che si misurano coraggiosamente coi problemi di tutti i giorni, a volte di non facile soluzione neanche per quelli più sgamati e cresciutelli. È quello che succede ai genitori di Aladdin, che non sanno come venire fuori dalla crisi e si trovano costretti a prendere decisioni radicali; ma Aladdin non vuole lasciare Åhus: lui si sente svedese in fondo, era talmente piccolo quando ha lasciato la Turchia che non se la ricorda nemmeno. È consapevole che non basterà far cessare i furti per risollevare le sorti del ristorante, e quando si comincia a vociferare di un antico tesoro nascosto da qualche parte in paese, la speranza si fa più viva in lui. Positività e immaginazione accompagnano le ricerche dei due piccoli detective, la cui tenacia non potrà non essere premiata da un lieto fine.



 

 

 

 
 
 
 

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