Il bambino bugiardo

Il bambino bugiardo

Rachel ha sposato David, ricco avvocato che è stato capace di farle dimenticare la sua vita tormentata di Londra e ora si gode con estrema felicità la sua luna di miele fatta di sesso e grande armonia, in uno scenario incantevole come le coste della Cornovaglia, ben visibili dall’enorme dimora dove suo marito la accoglie e che appartiene alla sua famiglia da oltre mille anni. La famiglia Kerthen ha un’origine antica e da sempre, pur se con alterne fortune, è stata proprietaria di miniere in Cornovaglia. E i pozzi, ormai dismessi, con il loro carico di storie, misteri e di morte sono proprio lì, sotto le fondamenta di quella Carnhallow, ex monastero, di cui Rachel adora anche il nome. Diciotto le camere da letto, settantotto stanze in totale, la maggior parte delle quali deve rivivere, che non significa soltanto essere arieggiata e rinfrescata, ma necessitare di una ristrutturazione vera e propria, in parte avviata dalla prima moglie di David, Nina, morta in un incidente dai fumosi contorni. In un angolo dell’ala ovest, in un appartamento separato dal resto della casa, vive Juliet Kerthen, la mamma di suo marito, che mostra i primi segni di Alzheimer. E poi c’è Jamie, un bimbo di otto anni, nato dal primo matrimonio di David, troppo bello per non amarlo alla follia, soprattutto bisognoso di affetto e di attenzioni, avendo perso la mamma...

Indubbiamente ben scritto. Non è il genere di thriller che inchioda alle pagine con il cuore in gola ma ha una modalità molto più soft di dipanare la matassa dell’intrigo che si snoda comunque sotto la spada di Damocle di un “Morirai a Natale” che il piccolo Jamie pronuncia spaventato. Aleggia nel sottofondo e in maniera costante una violenza di genere di origine antica e che sembra risiedere nel DNA dei Kerthen. Interessante il volerci portare a pensare a premonizioni e bambini superdotati di letteraria memoria e troppe volte visti al cinema. Fantasie e visioni, luoghi maledetti e pericolosi... ma la realtà è un’altra e il colpo di scena finale per ristabile le sorti della storia riconcilia con l’intreccio precedente. Alla fine si trattava solo di un bambino bugiardo? Ma che dire, allora, di sua madre e suo padre? Ben ricostruito il clima della miniera e di come il lavoro, un tempo, ruotasse intorno ad essa. D’altronde, come ha scritto lo stesso autore, anche la sua nonna materna da ragazzina aveva lavorato come “bal maiden”, ruolo destinato alle giovani donne dei villaggi. Erano obbligate a lavorare a piedi nudi e, con un martello, separare i minerali dalle pietre morte. Un ruolo ben descritto nel libro per averne sentito i racconti in famiglia. E per aiutare la propria immaginazione, l’autore ha anche visionato immagini di John Charles Burrow, scattate su richiesta dei proprietari di quattro miniere e conservate al Royal Cornwall Museum di Truro.



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