Il bambino che sognava la fine del mondo

Il bambino che sognava la fine del mondo
2007. Nella città di Bergamo stretta ormai dal cemento, un giovane (relativamente all’età degli accademici di oggi, s'intende) ricercatore è impegnato tra lezioni e interrogazioni ad un corpo studenti sempre più incolto, quasi a ribadire la proporzionalità diretta tra aumento del numero di allievi e mancanza di preparazione degli stessi. Lontano dalla compagna Martina, il Nostro vive in un piccolo bilocale nella città bassa, trascorrendo serate scandite da aperitivi e sigarette di fronte ad uno schermo televisivo che trasmette senza soluzione di continuità drammi destinati a suscitare forte impatto emotivo negli ascoltatori, per poi essere dimenticati nel giro di pochi giorni - e qui gli esempi si sprecano. A Bergamo, proprio in quei giorni, accadono sospetti episodi di pedofilia che vedono coinvolto un sacerdote e alcune maestre elementari. Tampinato da giornali che bramano succose notizie di cronaca nera, assediato dai genitori delle presunte vittime, il Nostro si ritroverà a dover mettere ordine in questo caos e sarà proprio grazie ai ricordi d’infanzia che riuscirà nel compito...
Antonio Scurati - ricercatore dell’università di Bergamo, trasferitosi nel 2008 presso lo IULM di Milano ed editorialista de La Stampa - nel 2005 si era aggiudicato la XLIII edizione del Campiello con Il sopravvissuto. Con il romanzo Il bambino che sognava la fine del mondo le attenzioni dell’autore si focalizzano nuovamente sull’ambiente scolastico (nel romanzo del 2005 il protagonista era un docente di Filosofia che sopravviveva alla strage di professori fatta da un alunno il giorno della Maturità), quasi a sottolinearne la funzione di importante mediatore tra società e ambiente, ed è proprio quando ciò viene meno e quando la nostra fiducia vacilla nei confronti di chi dovrebbe garantire l’educazione e l’innocenza dei nostri figli che gli effetti sul sociale si dimostrano devastanti, dilagando in facili allarmismi ed epidemie mediatiche: ovvi i riferimenti al caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio nei pressi di Roma scoppiato nel 2007 e tuttora ricco di lati oscuri. L’opera - una narrazione composita - lega al suo interno una triplice strutturazione: alla stesura in prima persona fa eco la voce di un narratore onnisciente in terza che, approfittando delle pause del narrato, episodicamente entra in scena per disambiguare e approfondire; il tutto viene poi intervallato da capitoli in corsivo che ridanno vita a reminiscenze ed incubi infantili del protagonista. Un lavoro certosino di intarsi e compensazioni che, oltre a dare ritmo alla vicenda, ne sottolinea lo stile ricercato ed unico. Una curiosità: il bambino immortalato nella foto di copertina del libro è lo stesso Scurati.

Leggi l'intervista a Antonio Scurati

 

 

 
 
 
 
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