Il borghese

Il borghese

Lontano dal consorzio umano, solo su di un’isola deserta, il protagonista di un dialogo tra Daniel Defoe e Max Weber percepisce il risveglio di un disegno nella sua esistenza e individua le parole che sappiano esprimerlo. Poi quel solitario lembo di terra si dilata improvvisamente fino ad assumere la fisionomia di un continente. In verità solo la parte occidentale di un continente, quello europeo, sulla quale il borghese moltiplica sempre più la sua presenza e allunga l’ombra della propria influenza. Egli appartiene a un ceto indefinito e composito, in cui persone di diversa estrazione convergono non in ragione di un blasone ereditato, ma di egoismi economici, programmi religiosi, convinzioni intellettuali, lotte sociali, temi politici, tanto da poterci indurre – come rilevava il celebre storico Peter Gay ‒ a mettere in dubbio la possibilità di definire la borghesia come un’unica entità. Per non dire poi della inesistenza acclarata di una cultura borghese unitaria. Eppure Max Weber nel 1895 amava sostenere: “Io sono un membro della classe borghese, mi sento tale e sono stato educato alle sue idee e ai suoi ideali”. Ma quali sarebbero queste idee e questi su cui il borghese nutriva la propria appartenenza? E perché a un certo punto, dopo essere divenuto detentore di un ruolo egemone sul piano storico e sociale, oggi egli non saprebbe più esprimersi con tale veemente certezza? Eppure il Capitalismo dilaga ormai incontrastato in ogni angolo del mondo. Perché non cercare una risposta attraverso il percorso suggestivo intrapreso nel presente libro tra impressioni ed evocazioni suscitati dall’immenso retaggio delle letture, di Defoe e Austen, Flaubert e Goethe, Verga e Pérez Galdos…

Uno sguardo alle sezioni in cui è diviso il nuovo libro di Franco Moretti rivela l’originalità dell’approccio al tema proposto. Non già un’analisi sociale; ma un modo diverso di rivisitare la connotazione dell’identità borghese in una forma ben più ampia e variegata rispetto al suo uso comune. Nella raccolta di saggi che compone la sua ultima opera, Moretti impegna la sua competenza di studioso in una ricostruzione concettuale condotta attraverso un appassionante viaggio tra le opere e le correnti letterarie che dal XVIII secolo muove fino all’epoca contemporanea. Ma vi è anche la necessità di aprire una riflessione franca e approfondita circa le difficoltà connesse al tentativo di definirne i contorni certi e la funzione svolta. Docente di Letteratura presso l’Università di Stanford presso cui dirige il Literary Lab, in questo suo accurato excursus l’autore intreccia i molti fili di una condizione vincente eppure mai avvincente e sottolinea aspetti trascurati di un humus sociale che si rivela complesso. Pertanto ogni sezione in cui è diviso il libro diviene anche proposta ragionata di rubricare e sezionare un ambito che ha mille implicazioni, nodi irrisolti e vuoti da colmare. Ne esce così una rilettura che di tra le pagine degli scrittori offrire al lettore quadri di riferimento dotati di uno spessore necessario a osservare “il borghese” immerso nelle brume di un endemico disagio identitario, avvolto tra le spire mortifere di una memoria invalidante. Leggetevi questo testo e lasciate sugli scaffali delle librerie i tomi di sociologia. Ci appassiona di più al tema.



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