Il bosco delle streghe

Il bosco delle streghe
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Un uomo stanco di guidare in una domenica di novembre si ferma in un’osteria. Poca gente, poca luce, un odore forte di legna bruciata. In fondo alla sala un vecchio con un fiasco sul tavolo e un cappello in testa lo raggiunge e gli si siede di fronte. Dopo due bicchieri di rosso gli chiede se gli va di raccontargli una storia e il vecchio un po’ dubbioso dopo un po’ decide di accontentarlo e inizia a narrare una storia di tanti anni prima, al tempo di Mussolini, quando lui era solo un ragazzo e decise con degli amici di andare a giocare a nascondino al Bosco delle Streghe… Un uomo incontra ad una festa una donna dai lunghi capelli biondi, la invita a cena e dopo sale a casa sua e quella che segue è una notte magnifica. Rimane a dormire lì e l’indomani a colazione era come se ci fosse una quotidianità inaspettata. Quella notte era quella delle elezioni e quando lei commenta la sconfitta della destra lui capisce che non hanno proprio tutto in comune. Quando lei scopre che lui ha votato rifondazione lo caccia di casa in malo modo… Molti anni prima un uomo nel giorno di Natale prova una forte nostalgia per la Tegolaia, una antica casa padronale di campagna dove aveva trascorso parte della sua infanzia, una dimora di caccia della famiglia De’ Medici diventata in seguito un convento, in cui si diceva fossero stati murati i cadaveri dei monaci…

Marco Vichi, prolifico autore toscano conosciuto per la serie di romanzi dedicati al commissario Bordelli, non è nuovo a raccontare storie dove inquietudine e mistero si mescolano ad atmosfere delicate e nostalgiche. Questa nuova produzione letteraria non fa eccezione e nei tanti racconti che compongono la raccolta trovano spazio differenti registri, molti personaggi che indagano i lati più nascosti, terribili, drammatici ma anche divertenti e delicati, quasi fossero racconti che si fanno intorno al fuoco di un camino acceso. Una raccolta di storie in parte già apparse in altre pubblicazioni ed altre inedite, che hanno in comune la grande capacità narrativa dello scrittore fiorentino e il sapore dolce dei ricordi di altri tempi, di altre generazioni. Un Vichi che sembra prendersi una pausa dalle consuete indagini per fare un tuffo in un genere che gli permette probabilmente di esplorare molti punti di vista e sperimentare nuovi e diversi stili narrativi, con un omaggio particolarmente riuscito al poeta Dino Campana.



 

 

 

 
 
 
 

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