Il buio non nasconde paure

Il buio non nasconde paure
Sarutai è una donna giovane, bella, medico di successo, con una bella casa, due figli e persino una domestica. In India (ma in realtà ovunque) una donna non potrebbe desiderare nulla di meglio. Eppure Sarutai soffre. Sanguina, tutti i giorni. Le parole, le urla non le escono di bocca, ma un pezzetto di lei muore ogni volta che il marito abusa di lei. E cioè ogni notte. Ma sta zitta, non si ribella, temendo in fondo di avere anche lei delle colpe. Dopo aver saputo della morte della madre, Saru torna alla casa natale, solo all’apparenza per prendersi cura del padre, ma in realtà per sfuggire al claustrofobico incubo che è diventata la sua vita coniugale. In realtà il padre è perfettamente indipendente, vive assieme a Madhav, un giovane studente posato ed estremamente educato, e si stupisce molto di trovarsi davanti la figlia. Saru approfitta della pace e della tranquillità della casa paterna per riflettere sulla propria vita, sul fatto che la sua realizzazione professionale stride con la piattezza e la mancata realizzazione del marito Manohar, un tempo un brillante poeta pieno di vitalità ed oggi solo ombra di se stesso, sul rapporto con la madre, sempre pronta a criticarla e a rinfacciarle la morte del fratellino, annegato dopo averla inseguita mentre andava al fiume, e che l’aveva cancellata dalla sua vita dopo il matrimonio con un ragazzo che non aveva voluto accettare, ed infine sul ruolo della donna all’interno di una famiglia. I flashback continui ci spiegano i momenti salienti della sua vita e sono un’occasione per riflettere sul da farsi. Saru non vuole tornare a casa, dal marito e dalle lunghe notti di tormento che ha dovuto subire a lungo. Tuttavia non si può fuggire eternamente dal conto con se stessi, e il padre la convincerà ad affrontare il suo problema...
Lo svolgersi della storia avviene per capitoli alterni: quelli in prima persona narrano il passato, quelli in terza persona il presente. La protagonista in questo modo pare prendere le distanze da un presente che la fa soffrire profondamente. Lo stile introspettivo e la delicatezza delle descrizioni degli stati d’animo, delle ansie e delle paure, la sensibilità con cui è trattato il tema donano a questo romanzo una grazia e un’atmosfera aulica, ineccepibile. I temi della mancanza di affetto, del travagliato rapporto tra madri e figli, delle colpe e delle responsabilità che pesano sulle spalle di entrambi sono gestiti con insolita cautela. Dopotutto si tratta di un romanzo indiano, e la profondità delle riflessioni lo evidenzia, dando spazio ad un approccio in fondo consono alle tradizioni buddista ed induista: Saru è spinta, nonostante la stratificazione esasperante del dolore, alla resistenza, ad una rinascita, e mai alla resa. L’aspetto che però risulta estremamente interessante è il tema della realizzazione femminile. I risvolti oscuri di questa storia sembrano suggerire un’incompatibilità di fondo tra la piena realizzazione nel lavoro e l’equilibrio di coppia e nella famiglia. Una donna che guadagna più del marito è un problema, è il messaggio sotteso. Dunque, val la pena di compromettere la serenitità familiare, e di minare nel profondo l’orgoglio maschile, pur di ottenere una carriera brillante? Il gioco vale la candela? Guardandosi indietro, cosa si sarà seminato, davvero? Riflessioni che riguardano non solo le donne indiane, ma qualsiasi donna che desideri un’emancipazione serena, reale e priva di ipocrisie.

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