Il cacciatore

Il cacciatore

Campagna di Cecina e Bolgheri. Nelly si alza presto, nonostante sia inverno e fuori sia ancora buio. I rumori della stalla la svegliano all’alba come ogni mattina e a lei proprio non riesce, di indugiare sotto le coperte. Si lava e si veste in fretta e corre ad aprire le imposte per osservare il cielo: è ancora buio, le stelle brillano ed inizia a scorgersi all’orizzonte il profilo delle colline. Accende il fornello con i trucioli e le pigne per prepararsi qualcosa di caldo e rimugina sui discorsi che ha sentito dalla madre e dai vicini, sul fatto che con la guerra il prezzo della legna è aumentato vertiginosamente perché c’è chi specula sul bisogno degli altri. Ma per lei la guerra ha significato solo una cosa: la partenza di Andrea, il timido ragazzo per il quale prova un vago affetto. Persa nei suoi pensieri e avvolta in uno scialle Nelly esce nel cortile di casa. Lo spettacolo che le riserva la natura è mozzafiato: le stelle sono svanite, il cielo è azzurro, le colline sembrano viola ed il loro profilo è lambito da un caldo arancione. La pace è interrotta improvvisamente da una fucilata. Alfredo, il figlio della merciaia, ha iniziato la sua mattinata di caccia...

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1964, con titolo e trama che in parte riprendono uno dei vecchi racconti apparsi in La visita – raccolta di diciannove storie tutte scritte tra il 1937 e il 1940 – Il cacciatore ha come protagonista un uomo, a differenza degli altri romanzi dove preponderante è la presenza femminile. Riformato per un difetto cardiaco, donnaiolo, per niente propenso ad assumersi impegni a lungo termine ed incallito cacciatore, Alfredo fa di Nelly la sua preda, al pari della selvaggina che custodisce gelosamente nel carniere. Nonostante le ritrosie della ragazza, che contrariamente a lui è davvero innamorata, Alfredo riesce a farsi accogliere in casa una sera in cui la madre di Nelly è assente. Frutto di quella breve notte sarà un figlio del quale Alfredo non intende prendersi la responsabilità e che crescerà con un altro padre. Al di là del tema della caccia, già anticipato dal titolo e per il quale Cassola dimostra passione e competenza (lunghe sono infatti le descrizioni degli animali, degli appostamenti e di quella natura selvaggia che l’autore ama profondamente) leitmotiv del romanzo è ancora il rapporto uomo-donna. Quella “coesistenza tra sessi”, quel “conflitto ad armi dispari” che tutti i personaggi femminili di Cassola – in un modo o in un altro ‒ sono costretti a combattere, spesso soccombendo. Costante anche la presenza della morte, evocata dalla guerra, dalle sue vittime, dall’influenza spagnola e dai problemi di salute di Alfredo, tanto che in ogni pagina del romanzo trasuda il senso di precarietà della vita. Una vita il cui vero indirizzo non è dato dalla volontà dell’uomo quanto piuttosto dal caso, che ci favorisce o ci penalizza non si sa in base a quali criteri. Pensa Alfredo mentre osserva delle foglie che si gettano in un canale: “Non era così anche la vita? Il caso, il caso soltanto ne determinava il corso... Si disse che se il gorgo avesse portato via la cicca, quello sarebbe stato il loro ultimo incontro”. Eppure, nonostante il caso avverso, ancora una volta è una donna ad assecondare l’onda: quella Nelly così ingenua, personaggio delicato, sedotta ed abbandonata, si assume comunque le proprie responsabilità e si adatta ad una nuova vita.



 

 

 
 
 
 

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