Il cacciatore di anime

Il cacciatore di anime
Perdere la memoria è come ritrovarsi nuda davanti a uno specchio. Senza ricordi è come essere senza vestiti. È questo che avverte Angela, vittima di un incidente stradale che le causa un’invalidità fisica e psicologica temporanea. La sua debolezza la rende fragile, riscoprire storie e persone che appartenevano alla sua vita precedente è difficile e doloroso: è angosciante per lei rivedere Francesco, con cui aveva una relazione prima dell’incidente, come è angosciante riappropriarsi della lettura e delle sue passioni, contando solo sul fatto che genitori e amici ti dicono che proprio quelle erano le tue passioni. Per questo Angela si appoggia a Marco, la cui fittizia stabilità la illude, facendola precipitare in un tunnel di violenza e solitudine. Si sposano, hanno una figlia, Lucia, ma Marco beve, è aggressivo, la convince che solo lui vuole il suo bene e che l’ha salvata dalla sua famiglia che, insensibile, voleva rinchiuderla in un ospedale psichiatrico. Inspiegabilmente Angela si innamora del suo aguzzino, finendo in una spirale di dolore e violenza, passando da un incubo ad un altro...
Ci sono prigioni fatte di sbarre d’acciaio da cui è impossibile evadere e prigioni fatte di parole e illusioni, di pensieri e silenzio, da cui è altrettanto difficile trovare una via di fuga. È di queste prigioni che Virginia Spada ci vuole parlare, raccontando, in un atto di coraggio estremo la sua storia triste e terribile. Virginia è una giovane donna bolognese: a soli diciotto anni, lascia le scuole, la sua casa, l’Italia e si reca in India, approfondendo la sua ricerca personale della spiritualità. Tornata, si diploma alle serali per poi intraprendere studi universitari di antropologia, coltivando al meglio i suoi interessi. Progetti tragicamente interrotti da un fatale incidente stradale che la priva di memoria e di capacità di camminare. A casa dei suoi genitori, comincia piano piano a riprendersi ma la conoscenza di un uomo forte, di polso la induce a cambiare nuovamente rotta: si affida a lui, in tutto e per tutto, senza capire di avere di fronte un individuo desideroso solamente di approfittare della sua debolezza. Inizia così il suo calvario, nell’isolamento forzato a cui la obbliga il suo compagno. Solo la nascita della loro bambina riuscirà a smuovere in lei la forza di liberarsi da quel giogo, di scappare via da quell’incubo e, infine, di raccontare le proprie terribile vicende in un romanzo. Ora Virginia Spada lavora nel sociale per aiutare donne che come lei hanno vissuto storie di violenza, sente di dare un piccolo contributo a chi ha subito simili crudeltà: di sicuro il coraggio con cui ha ripercorso la sua storia è da ammirare, la durezza e la sincerità con cui racconta ciò che ha affrontato fa soffrire, pensare, commuovere. Pur sbandando tra riflessioni e narrazione, alternando talora passato e futuro, la scrittura di Virginia rende al meglio le sensazioni da lei percepite e riesce a trasmettere con forza un messaggio importante: donne, prendete coscienza della violenza a cui venite sottoposte, i vostri aguzzini probabilmente di coscienza neppure ne hanno, trovatelo voi il coraggio di scappare, denunciare, di ritrovare la vostra vita. Perché troppe volte, l’attualità ce lo insegna, questo non accade.

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