Il cadavere del lago

Si è appena conclusa la cerimonia funebre della figlia venticinquenne, quando il cellulare del commissario Ventura squilla. È l’ispettore Di Gennaro che, tra imbarazzo e desolazione, gli comunica il ritrovamento di un cadavere sulla spiaggetta del lago Albano. Il cadavere di un giovane uomo giace sull’arenile, semi coperto dalla sabbia, sdraiato e privo di indumenti, segni di rossetto sulla pelle, un rosario della tradizione irlandese poco discosto. Per quanto pochi, gli elementi raccolti bastano a Ventura per avviare subito le indagini nella direzione di un omicidio maturato nell’ambiente della prostituzione omosessuale della zona. Ma ben presto emerge una complicazione: il cadavere risulta essere quello di un giovane seminarista del vicino seminario apostolico d’Irlanda. Ventura è costretto, così, con il suo personale carico di privati dolori esistenziali, a mettersi alla ricerca di ulteriori indizi proprio nell’ambiente dei seminaristi, facendo leva su di un apparentemente collaborativo, ma invece omertoso e recalcitrante, padre spirituale capo di quel seminario. Ma in quel seminario, lavora anche la giovane segretaria Kelly McCave, che rende più difficile l’esistenza dell’attempato commissario, quando questi si rende conto di essersene innamorato. Tutto nell’indagine sembra quadrare perfettamente, quando lo stesso Ventura scopre che alla base dell’omicidio c’è una relazione omosessuale triangolare, ma i modi bruschi e non sempre ortodossi del Commissario nell’interrogare i presunti colpevoli lo trascinano in una zona di responsabilità che presto gli costa la sospensione dal servizio. È durante questo periodo di allontanamento dal servizio che, senza rinunciare alle indagini condotte privatamente, Ventura si rende conto che la verità su quell’omicidio è assai più complessa e profonda di quanto non appaia: una verità che implica livelli di responsabilità ben più profondi di quelli che può assumere su di sé un travestito di provincia, ma anche una verità che fa fatica ad emergere sepolta, com’è, sotto una pesante coltre di complicità. E, una volta riammesso in servizio con formula piena, Ventura spera di poter dimostrare che sta per andare in galera, accusato d’omicidio, un innocente…

Per un autore alla sua seconda prova di scrittura forse non si può parlare esattamente di ‘rivelazione’, ma con certezza in questo caso non si esagera se si parla di piena conferma. La seconda prova di Pennone, infatti, rivela uno scrittore ormai maturo e pienamente padrone del mezzo espressivo. Un giallo avvincente, perfettamente equilibrato nella macchina narrativa che impegna ed avvince il lettore su di un doppio livello diegetico: la storia “thriller” dell’omicidio su cui si esercita una indagine di polizia, e la storia sottostante della vita privata di un ‘anti eroe’ leggermente ‘fuori di chiave’, afflitto da una incipiente senilità con cui confligge un insopprimibile desiderio di vita, di una vita che pur aspirando ad un suo interno ordine è sconvolta da un disordine esistenziale irrecuperabile. La scrittura, infine, semplice e lineare, priva di orpelli e di ricercatezze sembra interpretare al meglio quella linea narrativa di certo ‘poliziesco’ americano, ma tutto in salsa squisitamente italiana. Se, in passato, il commissario più famoso d’Italia è stato un siciliano mai uscito dalla sua isola, ora si ha la netta impressione che quel commissario lascerà il posto al suo collega, anch’egli siciliano, ma mai rientrato nell’isola. Per gli appassionati del genere, un libro da non perdere.



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