Il cammino degli inglesi

Il cammino degli inglesi
Quando Miguel Davila detto Miguelito esce dall’ospedale in cui gli hanno asportato un rene, reca sulla schiena una cicatrice di cinquantaquattro punti e sotto il braccio un voluminoso tomo della Divina Commedia, appartenuto ad un paziente deceduto. Pur non avendo mai composto alcun verso, il giovane ambisce a divenire poeta e scandisce i passaggi salienti della propria adolescenza recitando strofe di Dante. E’ innamorato della bella e compita Luli Gigante, alta e sottile come una Venere gotica, studentessa con la vocazione della danzatrice. Ma non disdegna le attenzioni di un’insegnate denominata la “Signorina con l’elmo cartaginese”, per via dello stramba piega della capigliatura, figura tanto misteriosa quanto concupiscente da risultare fatale al destino di Miguelito. Intanto nello stesso quartiere di Malaga, Amedeo Nuni detto il Babirussa, abbandonato dai genitori, ed Avelino Mortala liberano i freni inibitori dei primi impulsi ormonali grazie alla generosa impudicizia della Gorda della Cala, Rafi Ayala spela ed impicca con cinico compiacimento i gatti, mentre Paco Fronton si dà alle scorribande con l’auto variopinta del padre, ogni qualvolta questi varca le soglie del carcere…
Il lettore italiano ha già conosciuto lo scrittore Antonio Soler attraverso Gli angeli caduti, vincitore del Premio Heralde de Novela e del Premio Nacional de la Critica e Il nome che ora dico, vincitore del Premio Primavera de Novela. Nel romanzo Il cammino degli inglesi, con cui invece ha ottenuto l’ambito riconoscimento del Premio Nadal, lo scrittore spagnolo cede la parola ad una serie di personaggi, primo tra i quali il narratore in prima persona, che con le sue misurate riflessioni sembra essere il portavoce dell’autore. I rapporti interpersonali, le velleità giovanili, la visione del sesso come lo vivono gi adolescenti, il sofferto percorso della maturazione, il disincanto bruciante della realtà. Questa è la dimensione tematica del libro, un ambito esistenziale in cui Soler, nel corso di una sola estate, perlustra coscienze ed intreccia biografie, staglia situazioni quotidiane contro lo sfondo immobile della periferia di Malaga, un microcosmo pittoresco di passioni e speranze frustrate. Qui ogni giorno i personaggi vanno in piscina, siedono al bar, giocano al biliardo e affrontano le prime esperienze erotiche, disegnando un amarcord di spessore felliniano e di potente umanità. La vena narrativa dello scrittore spagnolo è una polla sorgiva spontanea, che non sgorga da alcuna consolidata tradizione letteraria, ma si dispiega lungo il tragitto scorrendo in maniera sinuosa ed irregolare. Il procedere apparentemente casuale, gli incastri inusitati che fanno percepire sempre e con chiarezza lo squarcio del momento cruciale restano il contrassegno essenziale della sua opera. Dunque non sarà tanto la comparsa di un finale a sorpresa ad alimentare l’interesse del lettore per questo romanzo, quanto piuttosto la ricognizione di verità, l’espansione della percezione ed il compimento di un percorso emotivo.

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