Il canto della Balena

León vive con la sua famiglia a Porventura, lungo la costa pacifica della Colombia, su un piccolo appezzamento di terreno in “colonìa”. Per lui, però, non è la terra ad avere valore, ma il mare senza confini, sul quale, scivolando lungo le correnti, si sente veramente libero. Una notte, mentre è a pescare, dai fondali prorompe un boato e poi una massa d’acqua tutto intorno che lo scaraventa privo di sensi sulla riva col fasciame oramai inutilizzabile della sua barca. Quello a cui assiste è il più magnificente dei fenomeni: la nascita di un’isola. E siccome un’isola sconosciuta, inesistente sulle mappe geografiche non può essere reclamata dal governo, León decide che sarà loro e che da essa, in qualche modo, dalle sue rocce apparentemente aride, trarrà vantaggio. La chiamano la Balena, per la sua forma. Sulla terra, intanto, don Miguel, il padrone dei poderi, avverte Anita, moglie di León, che la loro già misera terra sarà ulteriormente dimezzata per fare spazio alla nuova ferrovia che faciliterà i commerci aprendo un varco verso il mare. Anita questa visita se l’aspetta, perché lei è capace di fare sogni premonitori e don Miguel, col suo trippone, alla sua porta se lo aspetta già. Ad Anita fanno orrore solo i militari da quando, ancora bambina, le sgozzarono senza provare pietà i genitori davanti agli occhi. Meno terra, meno lavoro, meno prodotti da vendere al mercato, meno soldi per la famiglia, è a Himelda, la più sveglia e scaltra tra i figli, a venire l’idea di mettere a profitto la Balena portandovi sopra terra fertile e bestiame e andando coi fratelli di podere in podere a parlare di un’isola sorta in mezzo al mare come per un miracolo, sulla quale chiunque lo avesse voluto vi si sarebbe potuto ritirare dietro un modesto compenso a riposare e meditare. La voce che si sparge velocemente intorno arriva all’orecchio dei militari che col cartografo governativo e le maniere spicce e brusche delle divise e della burocrazia confiscano l’isola alla famiglia per installarvi sopra un presidio per la sicurezza nazionale. Ma c’è una profezia nella genia di León che non può mai essere sottovalutata, una profezia che, quando si avvererà, indicherà loro il momento in cui il futuro arriverà ed assieme ad esso qualcosa che ha, alla lontana, il sapore della giustizia e del riscatto…
Corrado Sobrero. Già da solo il cognome evoca il tepore della Patria Grande, il ventre caldo ed accogliente dell’America Latina. Un poco te lo aspetti ed un poco ci speri di trovare, leggendo, quel gusto dolciastro e voluttuoso che solo la letteratura latinoamericana sa lasciare in bocca. Ed infatti, a tratti, sembra di trovarsi immersi nella sottile ironia beffarda di Borges, nella poesia favolistica di García Márquez, nelle figure intrise di una spiritualità trascendentale eppure tremendamente reali della Allende. Si avverte tutta la tipicità del romanzo sudamericano col suo slancio di passioni umane e quello straniamento agro generato dalla carica sociale che questa letteratura porta insita nel suo petto. La Balena non è che la metafora della vita, un luogo mentale, un piccolo spazio intermittente, una maieutica fatta di granito, capace di suscitare in chi la guarda o in chi la pensa la voglia di liberarsi da pesi interiori, da aspirazioni inespresse; un punto dal quale ripartire per riprendersi la propria esistenza, trovare il coraggio per compiere azioni o il momento propizio per scavarsi dentro e scoprire, ogni volta, qualcosa di nuovo ed inedito. La Balena è l’isola che c’è in ciascuno di noi, che compare all’improvviso per rimescolare le nostre carte stantie. È il bivio che ci troviamo davanti, di tanto in tanto, nelle nostre vite.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER