Il cappotto di Proust

Il cappotto di Proust
Se non avete mai avuto un’ossessione letteraria probabilmente non potete capire cosa possa significare per un appassionato lettore proustiano ritrovarsi all’interno del deposito del Musée Carnavalet mentre il direttore apre l’enorme scatolone che contiene, protetto da fogli di carta velina, il cappotto di Marcel Proust, quello nero, enorme, foderato di pelliccia di lontra, dal quale il celebre scrittore parigino non si liberava mai, estate e inverno, e che usava come ulteriore coperta quando scriveva a letto, forsennatamente, le ultime pagine della Recherche, lottando con la morte. Lorenza Foschini, da appassionata proustiana, ci descrive l’emozione che prova di fronte a quel cimelio, non solo per la sua aura sacrale, ma anche perché rappresenta il punto d’arrivo di una straordinaria ricerca che ha visto la brava giornalista mettere assieme il suo amore per l’autore francese e la sua capacità investigativa di reporter. Già, perché il “manteau de Proust” rappresenta solo il punto finale (anche se, con una intuizione narrativa di grande effetto, l’episodio viene raccontato all’inizio del libro) di un viaggio fra i segreti di famiglia di uno dei più grandi scrittori del novecento, raccontato attraverso quegli oggetti quotidiani, dai libri ai mobili, dalle lettere agli appunti, che la cognata cattiva voleva far sparire (in parte riuscendoci) perché Marcel non gettasse, con le sue bizzarrie d’artista, cattiva luce sulla rispettabilità borghese della famiglia. Stolta e sciocca, Marthe Dubois-Amiot Proust, alla morte del cognato brucerà un patrimonio fatto di scritti inediti, libri con dedica di autori come Jean Cocteau e tanti altri, oltre a quasi tutte le lettere personali. Ma se in ogni racconto che si rispetti c’è la strega cattiva,  a un certo punto deve entrare in scena anche l’eroe positivo, che in questa storia è incarnato da monsieur Jacques Guérin, il vero protagonista del libro… 
L’autrice ci guida in una girandola di eventi ed incontri che partono da Luchino Visconti e dal suo film mai fatto sulla Recherche e ci conducono indietro, nella Parigi di inizio secolo, quando il giovane Guérin, brillante e intelligentissimo, verrà operato di appendicite da Adrien Proust, fratello di Marcel. Lo scrittore è scomparso da pochi anni ma è già una celebrità e Guérin si emoziona moltissimo quando il medico gli mostra i quaderni in cui il fratello ha dato vita alla sua opera letteraria. Guérin si laurea in chimica e diventerà capo dell’Officina d’Orsay, una azienda di profumi che lo renderà ricchissimo e potente, ma nel tempo libero, e con altrettanto zelo, si dedica alla sua passione di bibliofilo. Quando, a quasi cento anni, morirà sarà riuscito a mettere insieme un patrimonio inestimabile fatto di inediti, lettere e prime edizioni dei più grandi scrittori del secolo. Ma Proust rimarrà sempre la sua “ossessione” più cara, per Guérin sarà quasi una missione riuscire a recuperare tutto quello che Marthe non è riuscita a distruggere. Compreso il cappotto foderato di pelliccia di lontra, portatore a sua volta di uno straordinario segreto che, alla fine di questo meraviglioso viaggio, getterà sulla stessa Marthe una luce inedita. Lorenza Foschini ci conduce in un affascinante viaggio alla ricerca degli oggetti proustiani perduti (e ritrovati), con uno stile che mescola la precisione oggettiva del reportage ad una narrazione emotivamente ispirata, riuscendo a mettere assieme uno straordinario numero di testimonianze inedite su aspetti  poco conosciuti della vita di Marcel Proust, mostrandoci come certe ossessioni possano essere meravigliosamente simili alla devozione e all’amore. Unico e postumo risarcimento per quegli scrittori che, come Proust, in vita hanno dovuto fare i conti con famiglie terribili.

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