Il cardellino

Theo Decker ha tredici anni quando si trova nel momento sbagliato e nel posto sbagliato: nel museo Metropolitan di New York è appena scoppiata una bomba, l’attentato è opera di terroristi di estrema destra. Accanto a lui solo corpi senza vita tranne uno, quello di un anziano che prima di esalare l’ultimo respiro gli intima di fuggire con “Il cardellino”, un delicatissimo quadro del 1654, uno dei pochi ancora rintracciabili del pittore olandese Carel Fabritius, curiosamente morto anche lui in un’esplosione che distrusse un intero quartiere di Delft. Un gesto che non sarà privo di conseguenze, com’è prevedibile. Theo perde la madre quel giorno e non sa nulla del padre, che da tempo ha fatto perdere le sue tracce. Le prospettive di un adolescente senza famiglia non sono rosee, e per lui comincia un’odissea alla ricerca di un posto in cui sentirsi finalmente a casa. E “Il cardellino”, quello che sembrava solamente un terribile segreto, un peso in più in una situazione già di per sé tragica, diventa piano piano una forza che permette a Theo di andare avanti...

Poco più di una decade dopo la sua ultima fatica - Il piccolo amico, uscito nel 2002 - Donna Tartt, scrittrice parca ma regolare, ritorna con Il cardellino e si porta a casa il premio Pulitzer 2014. Come sempre non sono mancate le  polemiche relative all’oggettivo valore del libro (del tipo: “Bello sí, ma meritevole addirittura del Pulitzer?”), ma un riconoscimento di questo calibro giocoforza desta (deve destare?) opinioni contrastanti.  Dimentichiamoci allora del Pulitzer e prendiamo Il cardellino per quel che è: un bel romanzone che, nonostante le circa mille pagine, ha il merito di intrattenerci proprio come i migliori thriller ma allo stesso tempo di far sorgere in noi degli interrogativi, delle inquietudini che non sempre trovano risposta. Donna Tartt si serve di quello che la critica ha definito “lo stampo dickensiano” non solo per spaziare nel corso di mezza vita di Theo, ma anche per introdurre personaggi chiave in profondità, senza lasciare nulla al caso. È un romanzo  di formazione: quella di Theo, la cui vicenda umana si dipana tra le due città forse più emblematiche degli Stati Uniti, New York e Las Vegas. Un libro che ricorda i classici di una volta, complessi e a tutto tondo. Un romanzo che non perde mai quell’aura di malinconia nel concentrarsi sull’ossessione, sullo sforzo per recuperare ciò che é perduto e per dare un senso alla vita.



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