Il caso

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Smith de Barral, incauto banchiere caduto in rovina a causa di spregiudicate operazioni speculative, viene rinchiuso in carcere per truffa. La giovanissima figlia Flora, che fino a quel momento aveva condotto un’esistenza confortevole sotto le ali protettive del padre, è chiamata ora a cavarsela da sé. Il destino della ragazza, rimasta sprovvista di dote economica e di adeguate cautele caratteriali, resta appesa a un fragile filo esistenziale. La sua assoluta innocenza la rende vulnerabile a una pletora di persone insensibili e capaci solo di porla al centro di un’aggrovigliata matassa di interessi materiali. Una condizione da cui pensa di poter uscire grazie alle premurose attenzioni di Anthony, ufficiale di marina che se ne innamora e la sposa. Insieme con il padre, che nel frattempo ha finito di scontare la pena, Flora decide di imbarcarsi per seguire il marito in un lungo viaggio che dovrebbe segnare la fuga definitiva dal proprio destino. Ma che si rivela piuttosto una desolante conferma della tragica irreversibilità della sorte e di quanto sia vano ogni tentativo di eluderne i disegni…

Ho letto Il caso di Joseph Conrad con il vorace trasporto che solo i grandi romanzi densi e tortuosi   riescono a trasmettere. Scritto nel 1913, in Italia il romanzo vide per la prima volta la luce nel 1961. Ora Adelphi ne manda in libreria una nuova traduzione curata da Richard Ambrosini. E mai come in questi tempi, connotati dalla negletta influenza di loschi faccendieri e speculatori finanziari i cui metodi spregiudicati si intrecciano in modo inestricabile e portano inesorabilmente al sacrificio di persone innocenti, mi sentirei di consigliarne la lettura già in virtù della straordinaria attualità del libro. Il lettore troverà poi ulteriore motivo di seduzione in una prosa dallo stile fluido ed elegante che si nutre della forza comunicativa di varie voci narranti, tra cui quella di quel Charles Marlow che ricorre anche in Giovinezza, Lord Jim e Cuore di tenebra. Il dispiegarsi insopprimibile della trama del destino, che sovrasta la protagonista senza lasciargli margini di uscita, lo incollerà al testo e non gli darà modo di riuscire a staccarsi dal romanzo se non all’ultima riga, non essendosi accorto che nel frattempo le ore sono volate via in un soffio.



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