Il caso Meursault

Il caso Meursault
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Un omicidio avvenuto oltre mezzo secolo fa, di cui si è a lungo discusso e di cui se ne parla ancora oggi. Ma tutti menzionano solamente il nome di uno dei due protagonisti. Quello dello scrittore francese, che aveva un nome ma “non sapeva che farsene della propria giornata e del resto del mondo che si portava sulle spalle”. Ma conosceva assai bene l’arte cesellatrice della parola. Tanto che è riuscito a far cadere nell’oblio il proprio crimine. Mentre dell’uomo morto assassinato sappiamo solo che era un arabo anonimo e analfabeta, freddato con un colpo di pistola sotto il sole cocente alle due di un pomeriggio come tanti. Sull’identità della vittima non è mai stata spesa una sola parola. In oltre settant’anni nessuno si è mai preso la briga di dargli un nome, di cercare di ricostruirne la storia. Oltre tre milioni di lettori hanno continuato a seguire la vicenda umana dell’assassino, ad ascoltarne le spiegazioni della propria condizione esistenziale, il racconto della frustrata incapacità di comprendere l’ambiente che lo circonda, l’attribuzione di quanto accaduto alla colpa di un Dio di cui non crede alla esistenza, di dimostrare che non si era trattato di un omicidio ma di un’insolazione…

Nato nel 1970 nella città algerina di Mostaganem, Kamel Daoud è un giornalista noto per i suoi articoli di cronaca che scrive da tredici anni sul “Quotidien d’Oran”, città in cui risiede. Ha al suo attivo anche alcune raccolte di racconti. Il caso Meursault è il suo romanzo d’esordio, ma si è aggiudicato il prestigioso Premio Goncourt. Senza alcun timore reverenziale, già a partire dal titolo del suo libro, lo scrittore franco algerino rovescia l’indulgente oleografia occidentale nutrita nei confronti della celeberrima opera Lo straniero di Albert Camus. Un capolavoro che l’io narrante, il fratello della vittima in cui il lettore non faticherà a individuare l’alter ego dell’autore, rivela a sua volta di aver letto e apprezzato. Al quale, tuttavia, decide di contrapporre una versione integrante, in cui finalmente lo straniero esce dal cono d’ombra in cui era stato a lungo relegato, in un tentativo di riscatto che non è solo personale ma che investe anche l’identità stessa del popolo algerino. Una lettura ambivalente, a volte seduttiva a volte scomoda, sostenuta da uno stile scorrevole che si trasforma dalla prima riga fino all’ultima in un saggio motivo di piacere.



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