Il censimento dei radical chic

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Giovanni Prospero è un professore, ama vestirsi in maniera ricercata e ostentare la sua cultura: è ospite in un talk show popolare e indossa un golfino di cachemire color aragosta, quando si lascia sfuggire una citazione del filosofo Baruch Spinoza. Il conduttore si irrigidisce, il sorriso a cui è abituato il suo pubblico sparisce per lasciare spazio a un’espressione contrariata. “Nessuno usa parole difficili e pose da intellettuale nel mio programma”, tuona contro il povero Prospero che non si rende conto di aver commesso un errore marchiano. Il pubblico applaude il padrone di casa, fustigatore di radical chic boriosi, e quando Prospero prova a correggere il tiro finisce per ottenere un’ulteriore escalation di rabbia. “Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”, sbraita il Ministro dell’Interno, mandando il pubblico in visibilio. Prospero non fa nemmeno in tempo a uscire dallo studio televisivo che il suo profilo Twitter viene invaso dalle notifiche. L’intellettuale si augura che siano attestati di stima, condivisioni, ma quello che legge sono solo insulti, minacce, odio verso lui e la categoria che rappresenta: “buonista cazzone”, “dicci chi ti paga”, “miserabili intellettuali” e altre mirabilie scritte con estrema nonchalance da account senza nome. Sta salendo gli scalini di casa, è un po’ scosso dalla miriade di epiteti violenti che gli sono stati rivolti, quando tutto si fa buio. Lo uccidono a calci, pugni e sprangate. Verrà ritrovato la mattina seguente sul pianerottolo, dalla vicina che twitterà un selfie col cadavere eccellente: il volto tumefatto, irriconoscibile, il maglioncino color aragosta che si è scurito con i litri di sangue sgorgati dal suo corpo. Sua figlia Olivia, che fa la pasticcera a Reading, torna in Italia in fretta e furia. Il Ministro dell’Interno, che esprime sconcerto per l’accaduto, afferma che però Prospero un po’ se l’è cercata…

Giacomo Papi, già autore per Einaudi de I fratelli Kristmas (2016) e La compagnia dell’acqua (2017), direttore della scuola di scrittura Belleville e curatore per Feltrinelli de Il grande libro delle amache di Michele Serra, con il breve e agile Il censimento dei radical chic fonde in un mix creativo – ma non del tutto inverosimile –, i generi del fantapolitico e della critica sociale. C’è molto del clima politico e culturale italiano degli ultimi anni, con attori protagonisti che qualsiasi lettore attento riconoscerà (a partire, ovviamente, dal Ministro dell’Interno decisionista e autoritario che concentra su di sé anche i poteri del Presidente del Consiglio). La caccia al buonista, al radical chic, a chi parla difficile e si fa odiare dal popolo arrabbiato, è qualcosa che sui social striscia già in maniera velenosa, ed è una fiammella che alcuni leader nostrani hanno rinfocolato in maniera massiccia per anni, scatenando un odio verso la cultura che non ha precedenti. Cosa c’è che non va? Che la prima metà del libro ha una certa carica distopica (oltre che dissacrante) che lo rende apprezzabile: il tema delle persecuzioni contro i radical chic viene messo debitamente a fuoco, i toni à la Saramago sono abbastanza crudi ed esasperati, e l’attualità politica, col tema del regime autoritario basato sull’ignoranza, sul populismo e sulla punizione delle persone colte, è richiamata in maniera opportuna. Nella seconda fase, invece, c’è un rallentamento brusco, col tema centrale che viene accantonato e messo in secondo piano rispetto alle vicende personali della protagonista, di cui viene narrata essenzialmente la burrascosa vita sentimentale. Insomma, delle 140 pagine totali molte sono dedicate alle vicissitudini private di Olivia Prospero, mentre il cattivo per eccellenza, ovvero il Primo ministro, scompare in maniera poco chiara e senza l’uscita di scena che meriterebbe. Non sentiamo di apprezzare fino in fondo questa scelta narrativa, che strozza sul nascere un libro potenzialmente molto più completo rispetto a quello che è poi venuto fuori.



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