Il cerchio capovolto

Il cerchio capovolto
Bianca ha la pelle chiara, chiarissima. Troppo. Torna a casa in un giorno nevoso e si confonde col bianco manto del tutto. Scorge l’intuizione all’improvviso, attraversando le schegge di cielo… L’incontro con il barone Von Klausenoff era sorprendente. Ancor più sorprendente se pensiamo che era morto! E se non fosse stato per quel parroco, mica una povera pastorella poteva arrivare fin qui… Sogni inquieti, ed è già mattina. Ancora una volta Kafka si trasforma in omino piccino, ma questa volta alza la testa… Cade il sasso nel lago, e il lago mangia il sasso: pigri si muovono i cerchi di specchio, e tutti guardano ipnotizzati quel triste spettacolo… Giovanni spalanca la porta, frastuono di norme scientifiche e di tecnicismi universitari. Conta le pecore, non prenderti in giro che anche i ricci, sulla testa, sembrano più gonfi del solito… La lanterna apre le porte all’azzurro del cielo, la scuola è seppellita da Matteo e i cancelli serrano l’ombra della serenità del ragazzo: sniffa, poi dorme… Il rumore è assordante, riflette nel suono il colore del terrore. Tuona il lamento, l’ansia scende dalle scale di legno… Chino sul volante, come ogni mattina a mani contratte, con in borsa il contratto, trasformato in un ratto, l’umano lavoratore rallenta. Lo spazio è sulla destra. Ogni tanto bisogna sapersi fermare…
Tanti racconti, quelli presenti nell’antologia Il cerchio capovolto, uniti dal filo conduttore del concorso “manda e pubblica” che permette a chiunque, esordiente e non, di provare l’ebbrezza di finire impresso sulla carta stampata per mezzo delle proprie storie. A voler trovarne un altro, di trait d’union, i racconti sembrano attraversati tutti dalla volontà di fantasticare su una vita mai banale, che permetta di vedere nell’inizio di una classica giornata italiana il principio di un’avventura inaspettata. Narrazioni diverse tra loro, alcune banali altre meno, ma di certo tutte curate in una scrittura che trapela in modo evidente la speranza di emergere, di divenir “mastro di penna”. Sussurri, paure e gioie dei personaggi che si muovono nei racconti sembrano raccontarci delle storie-stereotipo di ognuno di noi: della volontà di invertire la rotta della routine sapendo riflettere, ancora una volta, sul colore che, identico, dipinge il volto di una donna e la cornice di un evento naturale. Riuscendo a rivedere, nella banalità di una stanza qualunque, la particolarità delle disposizioni di ogni cosa. Con una morale di fondo, dunque, neanche troppo scontata. Non serve andare lontano per cambiare le propria vita. Un giro entro i corridoi del pensiero, e il capovolgimento della realtà cullerà i nostri sogni. 

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