Il cerchio di pietre

Il cerchio di pietre
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Campo di Culloden, 1746. James Fraser di Broch Tuarach, capelli rossi e una “piccola cicatrice triangolare appena sopra la clavicola, lasciatagli dal coltello del Capitano Jonathan Randall dell’Ottavo Dragoni di Sua Maestà”, è vivo; ferito, ma vivo... Inverness, 1968. Claire, che ha viaggiato tra le pietre, con Brianna ancora in grembo, per il disperato tentativo di Jamie di metterle in salvo, ricercando le sorti del suo laird con la figlia e con lo storico Roger Wakefield, scopre tra carte, diari, libri, che sfuggì al massacro: riuscì a tornare a casa, ma fu costretto a vivere per sette anni in una caverna delle Highlands; e i suoi fittavoli protessero la sua identità, dalle pattuglie inglesi alla ricerca dei ribelli scozzesi e degli ultimi sostenitori di Charles Staurt, nominandolo sempre con il soprannome di “Berretto bigio”. Jamie non morì a Culloden, ma dopo vent’anni che fine può aver fatto? Si può crederlo vivo? Si può realmente pensare di tornare indietro? Si può rischiare il tutto per tutto?

Diana Gabaldon avvince e stupisce con Il cerchio di pietre. Il romanzo è la prima parte del romanzo originale Voyager (1994), da noi diviso in due volumi, ed è quindi il quarto libro della serie Outlander in Italia. Racconta pagine coraggiose della storia di Jamie e Claire; due esseri abituati alle traversie, e che sono stati esposti a tantissimi pericoli, ci lasciano intravedere le più intime e le prime avventure dopo la perdita e la loro separazione, che avrebbero dovuto essere perenni. Con il viaggio tra le pietre attraverso il cerchio di Craigh na Dun, Claire di fatto fa di nuovo irruzione nel passato; una guaritrice vent’anni prima, ora una donna medico, una delle prime nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, che non soltanto non dà alcun segno di essersi arresa, ma che ha affrontato e sfidato il tempo e i legami familiari. L’orgoglio e le convenienze, lo spirito del tempo e le condizioni di Lallybroch, come pure la fortezza di Ardsmuir, non trovano di certo meno degno il giacobita James. Tra commossi colpi di scena, brio e curiose varie opportunità (ndr, piccolo spoiler, salvifiche le pastiglie di penicillina!), bisogna convenire che il ritorno di Claire nel diciottesimo secolo fosse proprio atteso, ma ecco che avvenuto ha gettato nel cuore di lettrici e lettori emozioni contrastanti: sarà perché abbiamo stabilito tra noi stessi, da un lato, e gli Outlander fan, dall’altro, che la reunion sarebbe stata epica... La naturalezza, viceversa, è la tattica della Gabaldon! Senza accorgercene, veramente, ogni cosa ritrova la sua ragione e, con il cruciale ruolo del giovane Ian, ha inizio un nuovo lungo viaggio.



 

 

 

 
 
 
 

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