Il cerchio imperfetto

Il cerchio imperfetto

Francesca è una pittrice che sa cogliere l’anima della gente: i suoi ritratti sembrano arrivare là dove neanche la consapevolezza riesce a toccare. Ma ha anche alcuni segreti, e il più grande e difficile è un figlio adolescente che si chiama Denny. Sì, Francesca la pittrice ha un figlio ma non l’ha raccontato a nessuno: non l’ha detto a Marga, la sua amica che ama uomini e donne ma non riesce a innamorarsi di nessuno, non l’ha detto a Viola, che è diventata donna dopo molte operazioni chirurgiche e vive mantenuta dal Cavaliere ma si innamora del giovane e spiantato Alessandro, e non l’ha detto neanche a Massimo. Massimo-il-ragazzo. Francesca l’ha conosciuto nell’atelier che espone i suoi quadri, davanti a uno dei suoi dipinti (una palla da giocoliere arancio), e l’ha scoperto a pezzi di parole grazie a lunghi messaggi email che l’hanno emozionata e coinvolta e totalmente dominata con il passare del tempo. Ma di Denny non ha detto neanche a lui, e non l’ha fatto perché non riesce: Denny è autistico ed è ricoverato in una clinica, dove Francesca lo incontra ogni settimana senza capire se lui la veda oppure no. Se sappia riconoscere in lei sua madre. La vita di Francesca è una solitudine che lacera l’anima: gli attacchi di panico sono ritornati a gettare ombra sulla sua vita, e per fortuna c’è Iris che la aiuta ascoltandola in silenzio sui cuscini di una stanza calda come un utero e prescrivendole le pillole bianche per i momenti peggiori, e c’è Cesare che arriva e parte senza preavviso e la ama e si fa amare con brutale inconsapevolezza, e ci sono le amiche. Che sanno sdrammatizzare o scardinare i silenzi, che offrono ristoro o gelano i pensieri di assenza. Ma ci sono anche quando la vita di Francesca e Denny prende una strada inattesa…

Per parlare del nuovo romanzo di Sabrina Campolongo bisogna risalire a Balene bianche, la raccolta di racconti pubblicata da Michele Di Salvo nel 2007: in quei racconti perfetti, evocativi e mai ridondanti, prima fatica letteraria difficilissima da trovare per la scarsa distribuzione, Sabrina ha preannunciato la bellezza potente de Il cerchio imperfetto. Ricordo di avere strappato l’ultima copia di Balene bianche allo stand dell’editore alla Fiera del Libro di Torino, e avere bevuto ogni parola sul treno per Milano: l’ho chiuso dopo avere letto e riletto, con la sensazione di avere scoperto qualcosa. Qualcuno. Una scrittrice vera. Per questo la lettura de Il cerchio imperfetto è stata una progressiva consapevolezza, una conferma serena: non avevo sbagliato. Sabrina sa costruire la trama e portarla fino alla fine senza cadere nella banalità, senza indulgere in emozioni trite messe lì per la voglia di creare effetto, senza dipingere di stucchevole e artificiale vero una pura finzione. Il libro regala l’impressione di una storia possibile, di una solitudine non troppo difficile da trovare quando l’abbandono ti afferra appena nasci, appena diventi consapevole di esistere. E racconta amori concreti, mai perfetti e pieni di attese vane e ansie che non si riescono a placare. Ne Il cerchio imperfetto si intuisce la sottile bravura di una scrittrice dallo stile a volte asciutto ma non scarno, ricco di immagini ma non ridondante, e si intravedono i profili nitidi di Gianluca Ferrara, il direttore editoriale di Creativa (giustamente) molto severo sulla qualità delle proprie pubblicazioni, e di Francesca Mazzucato, direttrice della Collana Declinato al Femminile. Due nomi che costituiscono sempre di più una garanzia di ottima lettura.



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