Il ciambellano e il meccanico

Il ciambellano e il meccanico

Moltissimi scritti, più o meno autorevoli, non mancano di definire Mozart – con ogni probabilità in primo luogo per una questione affettiva, sentimentale e di mera enfasi retorica, parzialmente motivata dal fatto che le musiche del compositore di Salisburgo hanno saputo amalgamarsi alla perfezione con la lingua di Dante e rivestirla in modo elegante e più che adeguato – un compositore italiano, sia pur tra virgolette. È chiaro però che si tratta di una forzatura: la sua formazione è senza alcun dubbio di area tedesca, così come il suo nome, che è però oggetto di un fraintendimento. Quello con cui è passato alla storia non è infatti quello autentico: Mozart non si chiama Wolfgang Amadeus, ma Wolfgang Gottlieb. Certo, Amadeus è la traduzione latina di Gottlieb, il significato è lo stesso, ma la mistificazione di renderlo romanzo invece che germanico è un ulteriore segnale che si muove nel medesimo solco. A cosa si deve questa forzatura? Faravelli argomenta prendendo le mosse da una constatazione: ancora in pieno diciottesimo secolo, per una sorta di pregiudizio in cui cade persino Ludovico Antonio Muratori, uno dei più grandi intellettuali della storia, cui si deve uno sterminato carteggio, l’universo di lingua, cultura, arte, scienza e formazione di area germanica è ritenuto una sorta di provincia abitata dai barbari, né più né meno di quanto avviene ai tempi degli antichi Romani che non riescono mai a vincere contro le truppe asserragliate al di là del Reno…

Danilo Faravelli insegna da anni nella scuola media inferiore ma al contempo ha una altrettanto lunga esperienza di critico musicale, compositore, divulgatore e musicologo, tiene conferenze, seminari e incontri, ha curato mostre, progetti culturali, cataloghi e spettacoli, è drammaturgo, paroliere, versificatore e copywriter, ha scritto articoli e saggi, una biografia di Bellini, e non è la prima volta che si cimenta con la figura di Wolfgang Mozart – il secondo nome è oggetto, ne Il ciambellano e il meccanico, di una spiegazione che Faravelli propone subito, all’inizio della sua originale esegesi scevra di retorica e sentimentalismi –, anche in relazione con l’Italia, in particolare con Giovanni Paisiello, tarantino di nascita, napoletano d’adozione e d’elezione, uno dei numi tutelari del classicismo. In questo volume si sofferma in modo speciale, attingendo a una considerevole messe di dati, a numerose suggestioni e riflessioni e proponendo con uno stile accessibile a tutti, anche a chi non sia particolarmente edotto in materia, sul rapporto che Mozart, primo vero e proprio libero professionista in ambito musicale, emblema del diciottesimo secolo (che visse però solo in piccolissima parte, essendo morto trentacinquenne nel 1791) ebbe non tanto con il nostro Paese, ancora decisamente lungi dall’essere unito sotto un’unica bandiera, quanto con gli individui di provenienza italiana, e con tutto quello che di italiano è venuto in contatto con lui e che ha influenzato e caratterizzato certi aspetti della sua produzione e taluni momenti della sua esistenza.



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