Il cielo è ovunque

Il cielo è ovunque
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Da quando Bailey è morta, stroncata da un attacco di aritmia, durante le prove di Romeo e Giulietta con la compagnia teatrale cittadina, sono passate appena quattro settimane e tutti sono fortemente preoccupati per sua sorella Lennon (un omaggio a John Lennon da parte di una madre figlia dei fiori), che tutti chiamano Lenny. A scuola la guardano tra l’imbarazzato e il compassionevole, aprendole dei veri e propri varchi quando passa, come accadde con Mosé e le acque. A casa, ugualmente, lo zio Big è preoccupato e altrettanto è la nonna. Anzi, se è possibile lei lo è ancora di più, perché crede che la vita di Lenny proceda di pari passo con quella di una piantina che ora sembra essere malata senza speranza. Non a caso proprio l’anziana signora, pittrice di ninfe e sirene, donne eteree e flessuose di ogni sfumatura di verde, è considerata una guru dei giardini in tutta la California del Nord e le sue rose sono considerate uniche, praticamente senza uguali in tutto lo Stato e oltre, sia per colori che per profumi, tanto che si dice che chiunque li respiri rischia di innamorarsi all’istante. Ha dipinto anche sua figlia, Paige Walker, sorella di Big e mamma di Lenny, ma il ritratto non l’ha mai finito perché lei se n’è andata all’improvviso, lasciandole le figlie. Non è più tornata e il ritratto è stato comunque appeso così com’è, incompiuto. E poi c’è Joe Fontaine che suona divinamente, lasciando tutti senza fiato, anche dopo che l’insegnante, Mr James, ha recitato il solito: “Andate con ritmo, amici miei. E non perdetelo”, a fine lezione…

Il dolore per la perdita di una persona cara è infinito, terribile per tutti, a qualsiasi età. Lascia senza forze e senza parole e questo avviene ancora di più quando sono gli adolescenti a esserne coinvolti, senza armi per uscirne, senza difese per affrontare qualcosa che è più grande di loro. E questa incapacità aggiunge dolore al dolore, perché cercano di immaginarsi già tutta la vita senza la persona con cui sono cresciuti, hanno condiviso tutto, fino all’ultimo dei segreti, litigandoci, certo, ma anche rendendola depositaria del più grande degli amori. Nel caso specifico del libro è il dolore per la perdita di una sorella appena più grande, ma che costituiva la guida e il faro, che rappresentava quella da ammirare, da mettere sul piedistallo. Ci sono parole di una dolcezza unica nel parlare di questo rapporto spezzato tra sorelle, l’autrice Jandy Nelson ha una grande capacità in questo. E affronta il pericoloso e delicato momento dello scoprire che non era vero che si conosceva tutto e che la persona che non c’è più non avesse segreti. Succede anche alla protagonista Lenny che reagisce, tutto sommato, bene, pur restando sconvolta da ciò che scopre. E accanto alla tragedia di una perdita, la nascita del primo amore fa il resto, con la difficoltà di gestire le tante emozioni diverse che gli eventi procurano, cercando di muoversi senza sbagliare, ma combinando danni... Il libro, esordio della scrittrice, è stato tradotto in ventisette lingue e oltre ad aver vinto premi in tutto il mondo ha ricevuto un’opzione dalla Warner Bros per la realizzazione di un film.



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