Il cielo diviso

Il cielo diviso
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Agosto 1961: Rita Seidel si risveglia in una stanza d’ospedale, intontita e con pochi ricordi vividi, se non quello di una brutta caduta. Poi il nulla. È stato un brutto incidente avvenuto nella fabbrica dove lavora, nella quale si realizzano carrozze ferroviarie per la DDR. Rita è fragile, debole di corporatura, probabilmente poco avvezza al calore dei vagoni in mezzo a cui passa le sue estati, lei studentessa e operaia: sono le riflessioni del medico del sanatorio, in grado di intuire dalla tristezza del suo sguardo che dietro a quegli occhi che piangono poco e in solitudine si cela una storia d’amore e di dolore. Rita poco a poco ripercorre gli ultimi due anni della sua vita, quelli in cui “l’improvviso mutamento a cui occorre esser sempre pronti” aveva fatto irruzione nella sua quotidianità, incarnandosi in Manfred, un giovane di cui si innamora perdutamente. Di un anno più grande di lei, chimico, Manfred, dopo aver vissuto per un periodo insieme a Rita, decide di trasferirsi nella Germania dell’Ovest, con l’intento di portare a compimento i suoi piani di vita e di lavoro: un suo progetto è stato stroncato da alcuni funzionari locali quando lui si trova ancora ad est, e per questo decide di allontanarsi, verso quello che lui ritiene essere il progresso e l’apertura. Il ragazzo fugge all’insaputa dei suoi cari, obbligati, se ne fossero venuti a conoscenza, a denunciarlo alle autorità: è  convinto che Rita prima o poi seguirà le sue tracce e si riavvicinerà a lui ma non si rende conto che la distanza tra di loro crescerà inesorabilmente…
Pubblicato per  la prima volta in Germania nel 1963, Il cielo diviso suscitò non poco clamore nell’allora DDR ma consentì nello stesso modo alla sua autrice di ritagliarsi una notevole fama. Grazie alla commovente storia d’amore di Rita e Manfred, Christa Wolf riuscì a parlare di temi allora scottanti, superando una censura che per quanto incisiva, risultava più blanda nei confronti delle opere letterarie. Scritto nel periodo esattamente successivo alla creazione del Muro di Berlino, il romanzo concretizza ottimamente quelle che sono le scissioni interiori sia dell’autrice che probabilmente dell’intera popolazione, oscillante tra un’adesione al regime e alle sue scelte seppur così fortemente coercitive e la naturale propensione a realizzare le proprie aspirazioni personali e sentimentali. Un attaccamento che può risultare datato e che ha causato in tempi più recenti anche una certa dose di critiche alla Wolf quello che esprime il personaggio di Rita, nonostante tutto impossibilitata a svincolarsi dalla DDR e martoriata dalla scelta tra il restare lì all’Est e il congiungimento del suo amato: nello stesso tempo è ben evidente che il dissidio intimo vissuto dalla protagonista e  descritto dall’autrice in maniera così vivida rappresenta già di per sé una forte volontà di raccontare le cose come stanno, in netto contrasto quindi con l’adesione senza se e senza ma al regime che immaginiamo fosse opportuno far trapelare. Una scelta difficile e coraggiosa per la sua epoca, quella della Wolf: un conflitto doloroso e senza soluzione quello invece incarnato da Rita, che ben evidenzia le contraddizioni della piena realizzazione del socialismo reale.

 

 

 

 
 
 
 
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