Il cileno errante

Il cileno errante
Luis è nipote di un anarchico spagnolo sfuggito a due ergastoli che in America Latina ha continuato a tenere viva la sua personale fiaccola dell’anarchia. Questo humus di elettroni impazziti inocula nello spirito di Luis - attraverso quella personalità magnetica, due genitori sui generis, le letture dei romanzi d’avventura e di viaggi (Salgari, Coloane), la poesia (Neruda, of course) - un certo temperamento insofferente alla staticità. Un dinamismo che, per converso, si traduce nella passione politica in un Cile attraversato da una primavera che apre le porte sugli occhiali spessi di Salvador Allende per poi accartocciarsi in un inverno infernale sulle mostrine di Augusto Pinochet. Di questo Cile a Sepúlveda non è risparmiato nulla: il fervore della militanza, il furore della tortura e della prigionia. L’allontanamento forzato dal suo paese non è che l’inizio di altre e altre avventure, di miriadi di storie fatte di impegno ambientalista, politico, culturale, saltando come una pallina da ping pong tra la Svezia ed il Mar Cantabrico, da una nave di Greenpeace ai barbecue con una famiglia vasta, composita di persone e animali senza distinzione né gerarchia …

Nel complesso della sua raccolta Camminando, Cacucci dedica una piccola biografia tascabile ad uno degli scrittori latinoamericani contemporanei più noto: Luis Sepúlveda, il cileno errante come un albero al contrario, con le radici al cielo dove prendere aria per volare è più facile. Non c’è nulla di inedito, in verità, in quello che ci racconta, dacché Sepúlveda stesso più e più volte nei suoi libri, soprattutto nelle raccolte di articoli e frammenti, ritorna a narrare di se stesso e della sua esperienza umana costruita a velocità supersonica, col fiato sospeso, tra una guerriglia e un’altra. Cose lette molte altre volte (perché anche i grandi, spesso, sono ripetitivi) ed ascoltate altrettante altre che, a conti fatti, lasciano un entusiasmo tiepido appena rinvigorito dalla dolce sensazione che lascia il leggere qualcosa che riguardi un autore amato. Il tributo di Cacucci resta un po’ sbrigativo, scontato ma una cosa buona la fa: farci rimpiangere le pagine originali in cui Sepúlveda, col suo stile, ci racconta le stesse cose.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER