Il cipiglio del gufo

Il cipiglio del gufo

Nereo Rossi è un radiotelecronista affermato. Con la sua capacità di giocare con le parole è sempre stato richiestissimo e superpagato, anche per eventi che... esulavano un po’ dal mondo del calcio e dello sport! Con le sue parole hanno scritto libri: anzi, sono uscite intere collane ‒ suddivise per anni e campionati ‒ delle sue radiocronache. Ma è proprio nel momento in cui gli diagnosticano una malattia degenerativa che lo colpirà proprio in questa sua eloquenza fluida che comincia a capirne davvero il significato e inizia a scrivere un diario rivolto a loro, alle sue parole, in attesa di perderle, di non ricordarle più, di non ritrovarle tra mille sinonimi e combinazioni. Uno degli ammiratori di Rossi è Adriano Cazzavillan, insegnante e potenziale scrittore con l’ambizione di diventare famosissimo, di scrivere il libro del secolo. Si ritaglia sempre due ore, da mezzanotte alle due, per dedicarsi in pace a questa attività, mentre la famiglia, composta da una moglie e due figli, dorme. E poi c’è Carletto Zen, un giovanotto non prestante fisicamente, ma di sicuro molto famoso e ricercato, tra le ragazze della sua città, per il fatto di essere superdotato, al punto di arrivare quasi alla nausea di avventure sessuali. Quello di cui Carletto ha una voglia smisurata è un po’ di amore, un bacio vero, due coccole, una ragazza con cui fare progetti futuri, ma mentre attende l’arrivo della principessa dei suoi sogni (perché una fanciulla che sogna c’è davvero), non disdegna di abbindolare ricche vedove per mettere insieme un po’ di soldi...

Il 2018 letterario si è aperto con ottime premesse. Si parte alla grande, con questa ultima fatica di Tiziano Scarpa. Una scrittura di gran classe che a volte ci allontana anche dalla trama, pur se intrigante e a tratti divertente, per seguire quei meravigliosi giochi di parole che sembrano quasi un incantesimo per gli occhi e per la mente. Ha dichiarato l’autore sui tre protagonisti: “Sono un po’ parti di me, anche se il romanzo non è autobiografico. Rappresentano tre fasi critiche della nostra vita: 30 anni, 50 anni, 70 anni e tutti e tre sono alle prese con desideri di vendetta, rivalsa e riscatto”. I tre personaggi del libro di Scarpa sono totalmente diversi tra loro ed è altrettanto diverso il nostro approccio nei loro confronti: se qualcuno, a volte, lo prenderemmo volentieri a schiaffi, di qualche altro ci si innamora. La capacità di giocare con le parole, di metterle insieme e allontanarle, di dare loro mille significati è estremamente affascinante, al punto che fa male al cuore leggere: “Diventerò un demente, è questa la verità. È inutile che io mi chiami in un altro modo. Affetto da degenerazione cerebrale è un pietoso giro di parole... Sarò uno dei significati viventi della parola demenza e, proprio quando lo sarò, non potrò capirlo, non saprò di esserlo”. C’è qualcosa di più struggente? D’altronde sulle capacità di questo scrittore non si discute: i riconoscimenti che gli hanno attribuito negli anni (compreso il premio Strega 2009) parlano da soli e anche le diversità del canone narrativo e le “destinazioni” dei suoi testi, dal teatro al racconto, al romanzo e perfino alle canzoni.



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