Il circolo delle ingrate

Il circolo delle ingrate
Anna Estcourt sarà zittella per sempre? Venticinque anni, bella, fossette sulle guance, animo nobile. Vive in Inghilterra con il fratello e la sua ricca moglie, sposata per salvare le sorti del casato Estcourt, nobile ma ridotto in miseria. Nessuno capisce come mai Anna non sia accasata e nemmeno sembri interessata a farlo nel breve termine, nonostante un'età che comincia a essere inoltrata per i tempi in cui siamo, agli albori del XX secolo. La ragazza non desidera altro che potersi mantenere da sola, ma per il momento è ferma ai sogni a occhi aperti. Susie, la nuora, si prodiga nell'aiutarla a raggiungere quello che, ricordiamolo, non è il suo obiettivo, il matrimonio, con l'ovvio intento di levarsela di torno. In qualche modo raggiungerà lo scopo, ma non come avrebbe voluto. Interviene, infatti, l'inattesa eredità che lo zio Joachim lascia alla nipote: una tenuta in Germania e in un affettuoso consiglio, quello di trasferirsi in terra tedesca, vivere in pace curando gli affari della proprietà e trovarsi un compagno di vita nel nuovo paese. La perplessità dovuta all'ubicazione dell'edificio, un villaggio che le due donne faticano a trovare sulla mappa di geografia di Letty, la figlia di Susie, viene superata dall'entusiasmo di Anna, che le convince a partire, tutte insieme, alla scoperta della sua fortuna. Così le cinque donne, ci sono anche l'istitutrice Miss Leech e l'altezzosa cameriera Hilton, si trovano in un mondo tutto diverso, dove i pasti iniziano con una zuppa fredda al cioccolato e gli abiti sono di una castità quasi monastica. Anna ha il suo approccio positivo per tutto: ride incuriosita dal dessert a inizio cena, si rallegra del freddo tonificante per il fisico e per la mente, trae energia dalle campagne incontaminate e sfoggia bianchi vestiti scollati solo perché l'apparenza non conta, secondo lei. Poche ore bastano a maturare l'idea per il progetto che diventerà la sua missione di vita. Finalmente ha una casa ed è così grande che la userà per accogliere otto sfortunate rimaste sole, scelte non in base alla loro indigenza -  possono anche essere ricche -, ma alla quantità di sofferenze che hanno dovuto sopportare in passato. Per trovarle pubblica un annuncio sul giornale, mentre la nuora, sdegnata, torna in patria lasciandole la figlia e l'insegnante. Facile immaginare che all'inserzione risponderanno in tante, non sempre con le migliori intenzioni. Anna avrà modo di rendersi conto che a volte l'ottimismo non basta, grazie alla preziosa collaborazione degli abitanti del luogo, pronti a metterle i bastoni tra le ruote in modi imprevedibili. Oltre a loro, la aspetta anche una sorpresa architettata dal compianto zio, che del resto le aveva dato anche un secondo suggerimento...
Elizabeth Von Arnim ha uno stile squisito e dissacrante, attento all'estetica come forse solo gli scrittori ottocenteschi sapevano essere. Il tema dell'indipendenza femminile è ricorrente negli oltre venti romanzi dell'autrice, australiana di nascita ma cresciuta nel Regno Unito e vissuta in varie nazioni europee. Miss Estcourt è una figura insolita, in un mondo dove il massimo spostamento nella vita di una fanciulla è quello dalla casa natale alla dimora del marito. Anticipa le rivolte per i diritti femminili, e non di poco visto che Il circolo delle ingrate (The benefactress il titolo originale) è uscito nel 1902. Anna non ha velleità rivoluzionarie e non è nemmeno una donna di grande cultura. Legge quando le va di farlo e aspira soprattutto ad occupazioni pratiche, forse perché ha trascorso anni di reclusione sognando di andare a spazzare le strade per emanciparsi. Una comicità che non ci aspetteremmo da una penna vissuta a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo e comunque che non dimentica di darci una sana dose di romanticismo. L'amore c'è anche in questo libro, anche se è perlopiù unilaterale. Il sentimento da parte di Anna per Axel, amico fidato e premuroso, sembra non voler sbocciare e forse non lo farà, ma in ogni caso ci tiene in sospeso, sperando in un lieto fine. Una protagonista sconvolgente, perché non è solo buona in modo disarmante, ma è umana. Soggetta anche lei, insieme al suo aspetto esteriore, alla delusione e al dolore, capaci di rendere opachi i suoi occhi ma anche di trasformarla in una persona ancora più determinata e coraggiosa. Il segreto di Anna sta in parte con nel tono scherzoso della Von Arnim, abile nel rendere moderna e scattante una protagonista che aveva tutte le carte in regola per diventare un'altra Jane Eyre, ma che non è mai lamentosa né grave, non ha vissuto tragedie o almeno non le fa pesare. Quasi perfetta, ma sempre troppo ingenua.

 

 

 

 
 
 
 
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