Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi

Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi
Matematici (forse) solitari (forse) saliti sul palcoscenico - non per suonare, ovviamente,  ma per esibirsi in mirabolanti peripezie logico-matematiche – in occasione di due Festival della Matematica a Roma nel 2007 e nel 2008) voluti da super Walter Veltroni, durante i quali sono stati acclamati da folle fino ad allora riservate ai divi della musica rock. Certo, mancavano le groupie, ma non ci si può mica lamentare sempre, no? Un club di tutto rispetto, e non poco esclusivo, composto da ben 6 premi Nobel (uno per la Letteratura, due per la Fisica e tre per l'Economia), tre medaglie Fields e due premi Templeton (analoghi del Nobel per Matematica e Religione), un campione del mondo degli scacchi e varie altre menti straordinarie. Quindici articoli costituiscono questo testo ed ognuno ha una sua specificità, riservando  anche qualche sorpresa; difficile sembra infatti eguagliare John Nash in disquisizioni geniali ed intuizioni in economia, per  suoi pensieri deliranti consacrati dal film A Beautiful Mind e dal  suo percorso di ricerca iniziato in quel di Princeton. E poi Dario Fo, insospettabile conferenziere scientifico che descrive la tecnica, o forse meglio dire l’arte, del teatro affermando “non c’è nulla di meno improvvisato dell’improvvisazione”; non manca neanche Umberto Eco che spiega come in tutti i suoi romanzi esista una struttura matematica: “i miei appunti sono sempre pieni di diagrammi, relativi alla struttura dei flashback o delle scansioni temporali del racconto”. Poi ancora  Mandelbrot che parla de “il liscio, il ruvido e rugoso” per introdurci nel mondo dei frattali, della biologia e del mistero della natura …
Una bella e completa antologia, questa curata da Piergiorgio Odifreddi, diretta emanazione deve tutto ai Festival della Matematica organizzati dal comune di Roma. Un’antologia comprensibile da tutti perché pensata per tutti; non facile, certo, ma con una complessità ragionata che s’impenna solo in rarissimi momenti e, in tal senso, Nash costituisce uno dei pensieri più complessi soprattutto se non si ha dimestichezza con le nozioni di gioco cooperativo e con la terminologia introdotta da Von Neuman. Un libro ben riuscito e per questo dobbiamo ringraziare il fatto che esistono ancora iniziative culturali che dimostrano l’esistenza di interessi molto più poliedrici di quel che si pensi nella popolazione italiana. Good work, Prof. Odifreddi!

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