Il codice delle creature estinte

Nel 1851, a Boston, nasce il secondogenito del noto chirurgo Gregory Black, Spencer. La madre Meredith purtroppo muore nel darlo alla luce e la sua tragica scomparsa segna profondamente l’infanzia di Spencer e del fratello maggiore Bernard. Il padre è docente di Anatomia all’Università e quindi ha spesso a che fare con i cosiddetti “resurrezionisti”, faccendieri senza scrupoli che disseppelliscono e vendono cadaveri ai chirurghi, quando addirittura non provvede egli stesso a trovare corpi da dissezionare - facendosi per giunta aiutare dai due figli, che sono quindi costretti ad abituarsi a orribili e macabre visioni. Nell’inverno del 1868 Gregory Black muore di vaiolo, e subito dopo il funerale del padre Spencer decide di studiare Medicina (nel suo diario scrive che non si tratta di una scelta, ma di “una questione di predestinazione, di volontà divina”). Trasferitosi con suo fratello a Philadelphia dagli zii Zacariah e Isadore, il ragazzo si iscrive all’Accademia di Medicina della capitale della Pennsylvania. Sin da subito si distingue per le sue capacità: serio e acuto, si guadagna ben presto la fama di giovane talento della Chirurgia ed è preso sotto l’ala protettrice da Joseph Warren Denkel, ex medico sul campo di battaglia nella Guerra Civile. L’ambito che più interessa a Spencer è quello delle deformazioni congenite, considerato da tutti uno spreco di tempo: coltiva inoltre l’arte dell’illustrazione, divenendo talmente bravo da essere pagato da colleghi medici e naturalisti per la realizzazione di tavole. Nella primavera del 1870, Spencer Black avvia un rivoluzionario programma chirurgico dedicato all’analisi e alla correzione dei difetti di nascita operabili: l’Accademia di Medicina gli mette a disposizione una sala operatoria dedicata, che prende il nome di Reparto C…

Due libri in uno: una (immaginaria) biografia del dottor Spencer Black, “uno degli scienziati più anticonformisti e straordinari che l’Occidente abbia mai conosciuto” e la sua opera-manifesto, un atlante anatomico basato su materiale (immaginario) da lui stesso disegnato e “andato disperso dopo il Convegno internazionale di scienze moderne del 1938 - dove fu mostrato soltanto di sfuggita, per via delle proteste del pubblico”. Il concetto-chiave delle teorie di Black era che alcune creature mitiche – centauri, minotauri, fauni, sirene, arpie, sfingi, draghi e altre – fossero realmente esistite, che si trattasse di “varianti”, “deformazioni” o “mutazioni” dell’anatomia umana e animale. Il vero scandalo però fu che il chirurgo, per dimostrare la plausibilità della sua teoria, provò a creare chirurgicamente (in parte riuscendoci) “modelli viventi” di queste creature, suscitando orrore nei suoi contemporanei. E. B. Hudspeth, artista originario del Colorado, ha lavorato a lungo in uno studio di scultura di Pietrasanta, in Toscana: e proprio qui ha concepito questo libro, lavorando alla muscolatura della statua di un angelo. Originariamente il volume doveva essere composto solo da illustrazioni (di qui il grande formato e l’elevata qualità di carta e stampa), ma pian piano è nata una storia gotica costruita attorno alle tavole anatomiche. Tavole che senza dubbio devono molto al lavoro di Joseph Maclise, W. Ellenberger, H. Dittrich e H. Baum, mentre la parte narrativa rimanda all’estetica horror vittoriana, ai “circhi dell’orrore” con i loro freaks, a tutti i chirurghi “estremi” della letteratura da Victor Von Frankenstein in giù. Il risultato? Macabro, morboso, affascinante.



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