Il colibrì

Il colibrì

Marco Carrera conduce una vita tranquilla. È oculista, ha uno studio dove riceve i propri pazienti, una moglie che non ama ma che non disprezza e una figlia che adora e da cui è adorato, Adele, che fin da piccolissima manifesta problemi di cui i genitori devono occuparsi con una certa tenacia. È una mattina di quiete apparente e Marco sta visitando quando sull’uscio si presenta un uomo che dice di essere lo psicanalista di sua moglie e che lui, Marco, è in grave pericolo… Marco Carrera è il figlio di una coppia della buona borghesia fiorentina. È uno studente universitario modello e passa le sue giornate tra la città natale e la casa al mare dei genitori. Sta cominciando ad affacciarsi alla vita e solo adesso riesce a vedere cose, piccoli dettagli della sua famiglia e della sua stessa vita quotidiana, di cui prima non aveva coscienza. Ha due fratelli, Giacomo e Irene, con cui va d’accordo ma che parrebbero vivere su mondi diversi dal suo, una cerchia di amici con cui condivide le giornate e un futuro offuscato da fitti banchi di nebbia. Sopravvive miracolosamente a un disastro aereo, fatto che lo sconcerta e che modifica tanti, tantissimi connotati della sua vita, ma che allo stesso tempo gli dà l’occasione di conoscere Marina. È un’hostess della compagnia che operava il volo precipitato e cui si sarebbe dovuto trovare Marco e i due, nel disastro, riescono a trovarsi… Marco Carrera è nonno di una bellissima bambina di due anni. Vive un’esistenza solitaria, segnata da una serie di catastrofici lutti che lo hanno sfibrato fino alle ossa, ma tira avanti e tira dritto. Gioca a carte, dal poker allo chemin, in una bisca clandestina e a tennis, tornei di doppio che lo aiutano a non sprofondare nel dolore…

Riassumere la trama del nuovo romanzo di Sandro Veronesi è pressoché impossibile. Il colibrì del titolo è il suo protagonista, Marco Carrera. Fin da piccolo lo chiamano così per via di uno squilibrio ormonale che non lo fa crescere come invece dovrebbe, e sebbene dopo una cura sperimentale Marco prenda ad allungarsi come tutti i suoi coetanei, quel nome gli rimarrà addosso. Non più però per la sua statura minuta, ma per quel suo modo, che a molti parrebbe quasi innaturale, di riuscire a star fermo. Di riuscire a rimanere nella sua posizione nonostante le avversità che gli si abbattono addosso con una virulenza allucinante. Il romanzo segue piani temporali diversi e lo fa senza un ordine apparente: gli eventi che scandiscono la vita di Marco ci vengono raccontati senza un filo cronologico lineare e il disvelamento dell’esistenza di questo personaggio, che guardiamo attraversare la sua intera vita, procede lento e sfalsato. Il linguaggio e lo stile sono quelli propri di Veronesi, piani e cristallini, capaci di non incepparsi e di costruire un mondo intero in poche frasi. I personaggi tridimensionali e coerenti, potenti e allo stesso tempo reali. Il colibrì è uno dei migliori romanzi dell’anno. Parla del dolore e della resilienza che alcuni sono capaci di mettere in capo per affrontarlo, quel dolore. Parla del lutto e della solitudine che esso provoca, devastazione simile a un’esplosione madornale. E parla della forza e del coraggio necessari per riuscire ad andare avanti quando sembrerebbe quasi che ogni evento e forza cosmica ci remino contro. Parla di tutto questo e di molto altro. Parla al lettore e lo fa con il cuore in mano. A Marco Carrera vi affezionerete come fosse un vostro amico, di questa storia vi innamorerete come fosse la vostra.

LEGGI L’INTERVISTA A SANDRO VERONESI



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