Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi

Le due figlie del tenutario di Paludelandia, un parco tematico nelle Everglades dedicato agli alligatori che somiglia tanto a un circo, vivono le loro prime cotte adolescenziali, ma si tratta di rapporti un po' sui generis: Ossie si fa possedere - in tutti i sensi - da spettri lussuriosi, Ava flirta con un inquietante zingaro che lavora come spaventapasseri umano... Waldo e Timothy, due ragazzini solitari figli di genitori girovaghi e distratti, passano le notti a setacciare le rive dell'isola in cui vivono con una magica maschera da subacqueo per bambine trovata in un relitto con la quale si riescono a vedere i fantasmi dei pesci. Cercano il corpo della sorellina Olivia, annegata ormai da due anni durante una gita solitaria a bordo di uno dei giganteschi carapaci di granchio che i bambini dell'isola usano come barchette... Una famiglia vende la casa e carica tutte le sue cose su un carro coperto diretto al West, sperando laggiù di trovare terra da coltivare, spazio per costruire una casa e lavoro per sopravvivere: tutto abbastanza normale, se non fosse che a capo della famiglia di coloni (e davanti al carro, per tirarlo a braccia) c'è un minotauro, e si sa che i minotauri hanno un bel caratteraccio...
Nel 2006, quando questa antologia di racconti - in parte già usciti su riviste - è stata pubblicata negli Stati Uniti, Karen Russell aveva solo 24 anni. Un paio di critiche entusiaste, un'educata professione d'umiltà ("Pensavo che nessuno avrebbe avuto voglia di leggere le mie storie strampalate", ha dichiarato la Russell a un grande quotidiano), qualche testimonial d'eccellenza (Stephen King, per dirne uno, non fa altro che raccontare a chiunque gli capiti a tiro che geniaccio sia questa ragazza di Miami) e il gioco è fatto: ecco il nuovo fenomeno della narrativa statunitense, signori, tutti a trattenere il fiato in attesa del primo romanzo. Ah, dimenticavo il talento. Evidente. Lampante. Scintillante. Una sorta di ibrido tra Neil Gaiman, Angela Carter e Joe Lansdale girato da Tim Burton e ambientato in una provincia Usa che sembra descritta dai fratelli Grimm che cercano di far colpo su John Steinbeck. Storie lunari e amare nelle quali gli adulti - quando ci sono - sono tutti mostruosi, pazzi, pericolosi, borderline o semplicemente depressi, e i bambini sono profondi, feriti, solitari, anzi soli. Sullo sfondo di un mondo magico e cupo come una favola gotica e spietato come un noir. Il primo racconto ti sorprende, il secondo ti stende, il terzo ti dà il colpo di grazia. Da quel momento in poi è solo un infierire sul tuo cadavere.

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