Il colore del grano

 Il colore del grano

Una tonaca stesa al vento ad asciugare, una vita salvata che riposa col capo adagiato sul petto di un uomo arreso… Una fuga dal presente per ritrovare amicizie che la vita ha irrimediabilmente distrutto o cambiato… Un vecchio scienziato fresco di Premio Nobel alle prese con la memoria e una sedia che favorisce la rievocazione dei ricordi… Un amore che si nutre della breve parentesi di una camera di albergo… Un altro che ha la consistenza di un pasto assemblato con quasi nulla… Un uomo si affretta sempre più riluttante verso un appuntamento, ma le sue gambe sembrano restie a collaborare, lo rallentano fino a rendere vano ogni tentativo di raggiungere la donna in attesa e lo portano a imbattersi in una vecchia conoscenza… Un incontro alla fermata di un bus notturno in una notte di pioggia battente, un portone che si apre a sorpresa dopo che una donna era salita precipitosamente… Un treno Roma-Marcianise che va al contrario nei pensieri della donna che torna dal suo bambino, la riporta a un incontro a Piazza di Spagna, a un pasto in osteria, alla dolcezza delle braccia di un uomo…

Ferdinando Gaeta costruisce con Il colore del grano una minuscola ma preziosa galassia fatta di novae e supernovae, di storie che come meteore bruciano veloci nell’arco di poche righe, ma evocano l’arcano dell’amore e del suo eterno consumare vite, del suo ardere imperituro nell’arco della intera storia dell’umanità. Sono incontri spesso fugaci quelli messi in scena dal talentuoso scrittore partenopeo, scene che danno l’impressione al lettore di averle rubate spiando dalle finestre di casa i protagonisti. Sono sentimenti dolci, commoventi quelli messi su carta dall’autore senza che mai una parola di troppo, un aggettivo ridondante, una locuzione verbosa rovini il delicatissimo equilibrio, la filigrana sottile come l’ordito di una ragnatela, che ci regala pizzi sui quali brilla una luce nuova a illuminare storie e relazioni vecchie come il mondo. Il bravissimo Ferdinando Gaeta sa come usare le parole, costruisce solidi, fulminei capolavori di semplicità e riesce ad uscire non solo indenne, ma a testa alta anche dalla apparentemente incauta riscrittura di una scena de L’amante di Lady Chatterley.



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