Il colpo degli uomini d’oro

Il colpo degli uomini d’oro

Corre l’anno 1996. È giugno, la mattina del 27 per la precisione, quando alla direzione delle Poste si accorgono che i sacchi, regolarmente chiusi (e non regolarmente piombati, ma quello inizialmente sfugge) provenienti da varie filiali degli uffici postali, contengono pagine di fumetti di Topolino tagliati a misura di banconote e un pezzo di busta paga di un dipendente. Un errore o una firma lasciata per troppa sicurezza? A casa della persona indicata sulla busta paga, Giuliano Guerzoni, autista dei furgoni che trasportano quei sacchi, gli inquirenti trovano un curioso oggetto, una sveglia trafitta da un coltello. Se sia un messaggio o altro, non si saprà mai. Il bottino del furto ammonta a qualcosa come otto miliardi, di cui in contanti poco più di due miliardi ‒ che se facciamo due conti nel secolo scorso erano una bella cifra. A parziale discolpa della poca attenzione relativamente alle punzonature, va detto che solo due giorni prima, il 25, sempre a Torino, polizia e carabinieri hanno sventato una rapina da un miliardo e mezzo in contanti ad un altro ufficio postale: le probabilità di un bis sono l’ultima cosa a cui può pensare. Le indagini ‒ nonostante si abbia la certezza di almeno un nome ‒ si rivelano più complicate del previsto. Il Guerzoni è scomparso. Letteralmente dissolto nel nulla. Nel frattempo gli inquirenti ipotizzano complici e modalità del furto. ll 14 luglio, un colpo di scena del tutto inaspettato cambierà tute le carte in tavola…

Un autore come Bruno Gambarotta ‒ televisione, cinema, stampa ‒ dotato di quella sottile ma pungentissima ironia abbastanza tipica del piemontese, ha preso un caso di cronaca che già di suo si presentava come un romanzo giallo e lo ha trasformato in una cronaca spietata di quanto possa diventare assurda la vita. Racconta infatti Gambarotta, puntualizzando e sottolineando qui e lì, una vicenda degna di Ionesco. I protagonisti, che aumentano di giorno in giorno col proseguire delle indagini, sono al limite dell’assurdo. Un furto maturato per scherzo, un’idea balenga che piano piano si è concretizzata senza che ci fosse un piano preciso. Dilettanti allo sbaraglio che si sono mossi in un continuo alternarsi di colpi di fortuna e sfortuna. Quali che siano state le motivazioni, la cronaca di Gambarotta, puntuale e puntuta, mette in luce principalmente due cose: il ruolo delle donne di questi uomini d’oro, usate per crearsi alibi, liquidate come prostitute, anzi peggio, perché sfruttate per terzi e in generale tradite profondamente. La seconda è l’inadeguatezza degli stessi uomini coinvolti, che diventano ladri e assassini senza nemmeno essere in grado di dare un perché. La follia di come dal nulla persone normali si trasformino in qualcosa di impensabile e inimmaginabile.



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