Il complesso di Telemaco

Smarriti, angosciati, disoccupati, logorati da una condizione di desolata precarietà e di prospettive future, oggi i figli tornano a invocare il padre. Non per restaurarne la perduta potenza simbolica, né per combatterla come negli anni della contestazione sociale. Ad animare lo loro aspettative è invece la speranza che, attraverso la testimonianza della vita paterna, l’esistenza possa comunque avere un senso. Privi di quel rassicurante confronto, essi ne bramano il ritorno con quella stessa venatura di nostalgia con cui Telemaco scrutava l’orizzonte nell’attesa di un padre eroico in cui trovare ragioni di una rinnovata speranza. La speranza per Telemaco di liberarsi dalla “notte dei Proci” e per i nostri figli di uscire dall’incubo di un presente che appare chiuso a ogni luce di riscatto, privo di ideali e dominato dalla condanna a restare avvinti al giogo del godimento. Ma come l’Ulisse che rientra a Itaca è il naufrago di un’avventura che doveva essere gloriosa, l’immagine paterna in cui i figli tornano a specchiarsi è quella di un padre fragile e vulnerabile, provato a sua volta dalle stesse intemperie dei tempi. Un uomo incapace di sostenere il peso simbolico di una parola che ancora possa dire loro qualcosa sul senso ultimo della vita, ma pur tuttavia testimone utile e prezioso…
L’ultimo libro di Massimo Recalcati – tra i più noti psicoanalisti italiani di fede lacaniana – come già i precedenti si presenta in una veste ammiccante e di agile fruibilità, anche da parte del lettore abituale usualmente meno avvezzo a frequentare questo genere di pubblicazioni. Il complesso di Telemaco è uno di quei testi che meritano davvero di uscire dall’angusto recinto dei suoi ambiti disciplinari, per sollecitare ognuno di noi a guardare con occhi diversi al rapporto generazionale che si è venuto definendo nel corso degli ultimi anni. Con un discorso chiaro e suggestivo, diretto e per nulla tecnicistico, l’autore libera la figura di Telemaco da ogni possibile incrostazione mitologica e le restituisce aspetto e fascino, in virtù del rimando alla condizione in cui i figli vivono oggi quello stesso senso di evaporazione del padre. Una sintonia in cui si riflettono la passione letteraria di un ricercatore che sa come coniugare l’istanza divulgativa al rigore scientifico, ma anche il gusto della sfida che i problemi pongono alla sua attenta sensibilità critica. Se lo specialista del settore troverà interesse per il registro metodologico con cui l’analisi assume qualità e rilievo scientifico, l’opzione di pathos e di chiarezza, con cui sono presentati difficoltà e rimedi dinanzi all’esperienza del disagio contemporaneo, agganciano ogni lettore dalla prima all’ultima pagina.

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