Il complotto contro l’America

Il complotto contro l’America

Nel giugno del 1940 l’Europa si trova quasi nel primo anno pieno di guerra. Si tratta di una guerra nuova, figlia da un lato degli equilibri precari scaturiti dal sanguinoso conflitto mondiale di pochi decenni prima e dall’altro della gigantesca volontà di dominazione di Adolf Hitler, uomo imprevedibile e ambizioso, che sembra destinato a gettare su tutto il vecchio continente la sua minacciosa ombra. Nel frattempo l’America è lontana un oceano da tali dinamiche e, sebbene il Presidente Franklin Delano Roosevelt sia sempre più propenso all’intervento in questo drammatico conflitto, dall’altra il movimento isolazionista sta facendo quadrato intorno a Charles Lindbergh, noto ai più per l’epica trasvolata sull’Atlantico. L’aviatore è uomo di poche parole ma ferrea volontà, e gode di quell’aura particolare tipica degli eroi. Potrebbe essere davvero una sorpresa alle prossime elezioni, soprattutto per la sua capacità di polarizzare e radicalizzare il messaggio elettorale: “Votate per Lindbergh o votate per la guerra”. Nulla di più chiaro e, al momento, nulla di più vero con la guerra che fa paura a milioni e milioni di americani. Ma cosa si nasconde dietro il non interventismo di Lindbergh e soci? Sono vere le accuse di antisemitismo che giorno dopo giorno piovono sul nuovo candidato alla presidenza? Nel frattempo nella famiglia Roth, ebrei residenti in quel di Newark, inizia a serpeggiare una genuina tensione. Cosa accadrà loro se Lindbergh dovesse diventare presidente?

Opera tra le più famose di Philip Roth pur nella sua atipicità, Il complotto contro l’America è un caso di romanzo ucronico che vanta autorevoli predecessori, basti pensare a La svastica sul sole, capolavoro di Philip K. Dick o al bestseller Fatherland di Robert Harris. Tutti e tre i casi sono accomunati inoltre dall’avere come oggetto dello sfasamento temporale la vittoria della Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale, evento che tuttora non smette di affascinare e inquietare storici, addetti ai lavori e amanti del “what if…?” in genere. Roth, che ancora una volta ci fornisce con gran lucidità il punto di vista della realtà ebraica, mostra come negli Stati Uniti il nazismo fosse visto con simpatia da influenti e insospettabili figure, proprio grazie ai rapporti commerciali che in quegli anni sono stati intessuti tra la Germania e importanti compagnie e industrie a stelle e strisce. Roth tuttavia non vuole semplicemente raccontare una non-storia servendosi di elementi ucronici, ma mostrarci con spietata autenticità le dinamiche della famiglia Roth, la quale si trova dall’oggi al domani a vivere in una realtà che li vede in posizione di svantaggio (per usare un eufemismo) in quanto ebrei: il nucleo familiare subisce violenti scossoni, tra arruolamenti nell’esercito canadese (come accade al cugino Alvin, il quale ci rimetterà una gamba), miope appoggio allo stesso Lindbergh e radicale opposizione al suo disegno antisemita nascosto. Il piccolo Philip comprende e non comprende tali dinamiche ma non potrà non risultare segnato da quell’angoscia e da quell’incertezza. Un’altra grandissima prova dell’autore statunitense che colleziona un altro successo, pur avendo navigato lontano dal sicuro approdo dei suoi classici stilemi letterari.



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